Gli asset delle società russe nel mirino degli investitori mondiali

Circa il 65% di tutte le operazioni di mergers & acquisitions nell’Europa Orientale avviene con la partecipazione delle società russe - Le operazioni hanno raggiunto nel 2006 quota 106 miliardi di dollari - La Russia al terzo posto tra i mercati emergenti di M&A e al nono posto nel mondo - Anche il 2007 si annuncia altrettanto positivo

Nel 2006 il volume di affari nel settore di mergers & acquisitions con la partecipazione di società russe è aumentato del 77% rispetto al 2006, salendo a quota 106 miliardi di dollari. Questi dati sono stati resi pubblici dall’agenzia di analisi finanziaria Dealogic, secondo cui le società russe sono state coinvolte l’anno scorso in 1.245 operazioni di M&A. Il maggior numero di deal nell’ambito di mergers & acquisitions  è stato organizzato nel 2006 da Deutsche Ufg che, grazie all’acquisizione della Ufg ,ha conservato la propria posizione di leader per quel che riguarda l’organizzazione di fusioni e di take over.
L’istituto ha agito come consulente in 35 operazioni finanziarie che hanno totalizzato 23,7 miliardi di dollari. Al secondo posto si trova la banca JP Morgan che ha condotto operazioni per 22,2 miliardi di dollari, mentre al terzo e al quarto  si classificano rispettivamente Morgan Stanley e Hsbc, mentre Citigroup e Dresdner Kleinwort hanno ceduto le leadership detenute negli anni precedenti.
La Deutsche Ufg è riuscita a raggiungere questi risultati impressionanti grazie a una super squadra di consulenti finanziari, formata dopo la fusione tra la società finanziaria russa, United financial group (Ufg), e Deutsche Bank. Soddisfatti dei risultati registrati nel 2006, anche gli specialisti della JP Morgan, che è riuscita a totalizzare 22,2 miliardi di dollari con appena 16 operazioni. Secondo il capo del Dipartimento russo per gli investimenti, Natalia Zukanova, la JP Morgan ha cercato di entrare solo in “grossi business”.
Tutte e quattro le banche d’investimento leader hanno partecipato all’organizzazione del maggiore deal da 10 miliardi di dollari del 2006: la fusione tra i big dell’industria dell’alluminio Rusal, Sual e Glencore, .
Seconda tra le operazioni finanziarie deal 2006 è l’acquisizione per sette miliardi di dollari del 50% del progetto Sakhalin-2 da parte di Gazprom. L’operazione è stata gestita da un gruppo di banche con a capo Deutsche Ufg. Ma anche JP Morgan ha lavorato nel 2006 per il monopolio russo del gas, organizzando il passaggio di un pacchetto del 10,6% di Mosenergo, la società energetica di Mosca, a Gazprom.
Il gruppo bancario Credit Suisse ha svolto il ruolo di consulente finanziario quando la holding metallurgica Evraz ha acquisito per 2,3 miliardi di dollari la società statunitense Oregon Steel, nonché durante l’acquisizione da parte di Alfa Group di uno stake del 54% nella rete russa di supermercati per i meno abbienti Pyaterochka Holding.
Invece, le banche d’investimento russe hanno partecipato a tante piccole operazioni. All’11° posto nel ranking di Dealogic, con un “portafoglio” di operazioni compiute di quasi sei miliardi di dollari si trova la società finanziaria Renaissance Capital, mentre la rivale Aton è al 25°, realizzando consulenze finanziarie per “soli” 89 milioni di dollari.
Protesta contro questi risultati  la società finanziaria Troyka Dialog, che avrebbe realizzato nel 2006 operazioni di consulenza finanziaria per almeno 6,6 miliardi di dollari, tra cui il passaggio di due società su un’unica azione, mentre nessuna delle operazioni di M&A ha superato 500 milioni di dollari.
Secondo le previsioni, nel 2007 le banche russe aumenteranno il volume medio delle operazioni e cominceranno a penetrare più attivamente sui mercati internazionali.
Le valutazioni dell’agenzia Dealogic sono state contestate anche dalla Dresdner Kleinwort, cha ha partecipato all’organizzazione dell’Ipo della società petrolifera statale Rosneft e anche all’acquisizione della società petrolifera Udmurtneft da parte della cinese Sinopec, il più grande investimento cinese finora registrato nel settore petrolifero russo.
Il 2007 promette di diventare un altro anno altrettanto positivo per le operazioni di fusioni e di acquisizioni. In particolare, il maggior numero dei deal è atteso in tre settori: oil & gas, consumi e industria. Le più coinvolte saranno le società di dimensioni medie, che potranno essere attirate in molti affari con le società estere.
Ma gli analisti preferiscono non chiamare quel che sta succedendo in Russia un “boom” vero e proprio: sono in corso due processi di base, di cui uno riguarda l’integrazione e consolidamento di molti settori, in conseguenza dei quali da molte società piccole e medie nascono gruppi maggiori. Inoltre, il volume degli affari continuerà a crescere grazie all’aumento della capitalizzazione di mercato di molte società russe, in crescita insieme all’indice borsistico russo Rts, il quale negli ultimi due anni ha guadagnato più del 300 per cento.

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