Aumentano gli investimenti delle società russe sui mercati esteri
Nel gruppo delle economie emergenti la Russia si è aggiudicato il terzo posto tra i maggiori investitori globali - Gli analisti internazionali continuano a sottovalutare le dimensioni dell’espansione finanziaria russa nel mondo
Secondo le stime di analisti dell’Agenzia Eiu (The Economist Intelligence Unit) l’anno scorso nel comparto globale di Mergers & Acquisitions (M&A) le società russe hanno concluso 83 affari per una cifra totale di 5,1 miliardi di dollari, mentre nei primi sei mesi dell’anno sono stati registrati 57 accordi di M&A per un totale di 3,3 miliardi.
A 15 anni dalla disintegrazione dell’Unione Sovietica (1991) e dopo un periodo iniziale di riforme economiche le società russe hanno investito in acquisizioni di attività all’estero almeno 120 miliardi di dollari. Più della Russia nello stesso periodo hanno investito sui mercati internazionali soltanto Hong Kong (470,5 miliardi) e le Isole Vergini (123,2 miliardi), ma in quest’ultimo caso gli esperti dell’Eiu sostengono che si sia trattato in gran parte di denaro uscito dalla Russia e nascosto nei “paradisi fiscali”nei turbolenti anni post sovietici.
«Se supponiamo che una parte di investimenti provenienti dai “paradisi fiscali” abbia davvero origini russe, possiamo affermare con un alto tasso di probabilità che gli investimenti russi si trovano attualmente al secondo posto tra i mercati emergenti», ha dichiarato Paulias Kunchinas, analista capo dell’Eiu.
Mentre nel 2000 il volume totale degli investimenti all’estero delle società russe raggiungeva appena 20 miliardi di dollari, le stime degli analisti internazionali ora indicano che nei prossimi quattro anni (entro il 2010) le società russe dovranno investire all’estero come minimo altri 52-60 miliardi di dollari.
Dopo un periodo iniziale, nel corso del quale le società russe hanno investito prevalentemente nelle economie delle repubbliche ex sovietiche, negli ultimi tre anni nel mirino degli investitori russi sono state inquadrate le attività nell’Occidente e nei Paesi asiatici. Secondo gli esperti dell’Eiu, nei prossimi tre anni la maggior parte degli investimenti russi sarà diretta verso i Paesi dell’Europa dell’Est, le società dell’Europa Occidentale, e addirittura i Paesi africani dove da tempo operano i big dell’industria russa.
Nel corso della prima visita del presidente Vladimir Putin in Sudafrica sono stati annunciati progetti miliardari tra la Russia e il Paese Australe in vari settori, dall’industria metallurgica, all’energia nucleare, alla cooperazione tecnico-militare e allo spazio. E nonostante il fatto che l’interscambio tra i due Paesi abbia totalizzato nel 2005 poco più di 171 milioni di dollari (per l’80’% dall’export di diamanti russi), la Russia comincia a investire nell’industria sudafricana. Il presidente del gruppo Renova, Viktor Vekselberg, al 44° posto nella lista di “Forbes” degli uomini più ricchi del mondo e uno degli oltre 100 capitani d’industria russa arrivati con Putin, ha annunciato un investimento di un miliardo di dollari nella costruzione di un nuovo stabilimento metallurgico in Sudafrica, che produrrà 300 mila tonnellate di leghe di acciaio all’anno. Renova controlla nella provincia di Kalahari il 49% delle miniere di manganese, il metallo utilizzato nella siderurgia per rendere l’acciaio più duro e più resistente all’usura e alla corrosione.
Il Sudafrica ha l’80% delle riserve conosciute di manganese e il progetto Renova promette di essere uno dei più importanti al mondo, in concorrenza con le altre società sudafricane e con l’australiana Consolidated Minerals. Inoltre, dopo aver acquisito il 24,9% della Highveld Steel & Vanadium, uno dei maggiori produttori di vanadio del mondo, il gruppo metallurgico Evraz, ora punta al 79% della società sudafricana, un’operazione che richiederà un investimento di 700 milioni di dollari.
Sul piano globale gli interessi dei potenziali investitori russi vanno dall’industria dell’energia, alla metallurgia e alle produzioni chimiche, farmaceutiche e biotecnologiche.
Stando ai sondaggi d’opinione, condotti da “The Economist”, i capitani d’industria occidentali sarebbero preoccupati in questo momento di una possibile espansione finanziaria della Cina e dell’India, ma non considerano ancora come “preoccupante o minacciosa” la crescente presenza finanziaria russa sui mercati globali.
Nonostante i progressi compiuti dalla Russia negli ultimi anni, resta piuttosto negativa l’immagine in Occidente sia del Paese sia della qualità di denaro proveniente dalla Russia. Questo fattore potrebbe continuare a ostacolare la penetrazione degli investitori russi all’estero.
Inoltre, i leader del business mondiale sanno ancora poco o niente delle società russe: le considerano poco trasparenti, esageratamente politicizzate e, non di rado, controllate da strutture legate alla criminalità organizzata. Secondo gli imprenditori occidentali, le società russe peccano ancora di un basso standard di qualità, usano tecnologie arretrate, e soffrono di un management debole.
L’etica del business, nell’interpretazione degli operatori economici russi, lascia molto a desiderare. Vale a dire che all’estero sono conosciuti soltanto alcuni big dell’economia russa, come Gazprom, Lukoil, Severstal, Aeroflot. Tutti gruppi di cui ne ha sentito parlare oltre l’80% dei top manager internazionali.
Inoltre, circa l’80% degli imprenditori occidentali percepiscono l’India e la Cina come fonte di potenziali investimenti, mentre nei confronti della Russia il tasso di aspettativa scende di colpo al 7 per cento. Ciononostante, il 26% dei top manager internazionali considerano già adesso le società russe come partecipanti attivi del processo di M&A internazionale.
Fino a poco tempo fa le società russe avevano acquisito il controllo di aziende occidentali, considerate “poco interessanti” dagli investitori internazionali, che stavano trattando i russi come “fratelli minori”. E questo perché nella lista delle 500 maggiori società del mondo attualmente entrano a far parte soltanto sei gruppi industriali russi, che tra l’altro vengono percepiti dagli imprenditori esteri come una parte integrante dello Stato russo.
Finora i russi avevano acquisto il controllo di attività nei settori legati alla produzione di materie prime. E cominceranno a essere considerati come investitori globali a pieno titolo soltanto quando cominceranno a combattere per le partecipazioni nei settori legati alla produzione di beni di consumo e in quelli dell’hi-tech.
Sul piano del corporate management molte società russe non hanno più nulla da invidiare a quelle del Brasile, dell’India e della Cina, altri tre Paesi del gruppo Bric. Ma l’Europa conosce le società indiane da oltre 100 anni, mentre quelle russe hanno meno di dieci anni di vita.
Secondo l’economista capo della Deutsche Ufg, Yaroslav Lisovolik «le società russe sono pronte ad affrontare la concorrenza globale, mentre la sottovalutazione assai diffusa del potenziale finanziario della Russia, potrebbe venire a costare cara al business occidentale».
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