Aumenta l’interesse degli investitori nei confronti del mercato russo

Nei primi nove mesi del 2006 gli investimenti esteri nell’economia russa hanno raggiunto i 27 miliardi di dollari - 20 miliardi sono stati gli investimenti esteri diretti (Ide) - Secondo il ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin, “per la prima volta la Russia ha raccolto più investimenti esteri diretti del Giappone o del Canada”.

Gli investitori globali, compresi quelli più conservatori come i Fondi pensionistici, aumentano gradualmente il tasso di investimenti in Russia dei propri portafogli. Alcuni fattori di base favoriscono lo sviluppo di questo processo. In primo luogo, la Russia è riuscita a recuperare molto rapidamente le perdite economiche provocate dalla disintegrazione dell’Unione Sovietica nel 1991 e dal successivo turbolento periodo politico: rispetto ai primi anni successivi all’era sovietica. a partire dal 1999 fino a oggi il Pil russo è cresciuto di oltre cinque volte.
Inoltre la Russia, grazie al rally dei prezzi sui mercati energetici (petrolio e gas), è riuscita a combattere la piaga di un budget e di una bilancia dei pagamenti in passato cronicamente deficitari. Aumentano le riserve aurifere e valutarie, che hanno raggiunto quota 260 miliardi di dollari, collocando la Russia al terzo posto nel mondo, insieme  al Taiwan. I bilanci pubblici non deficitari più le riserve valutarie e aurifere in costante aumento rappresentano due fattori chiave di sicurezza economica della Russa, che favoriscono l’afflusso nel Paese di investimenti dall’estero.
Al contrario, in molti Paesi industrializzati dell’Occidente il problema dei deficit si sta aggravando di anno in anno. Di conseguenza, il baricentro di eventuali rischi per gli investitori si sposta dai Paesi dell’area Bric (Brasile, Russia, India, Cina) verso i Paesi sviluppati. Da questo punto di vista gli investimenti nei Paesi sviluppati sono sempre più a rischio rispetto al denaro investito in Russia e su altri mercati emergenti. Inoltre, allo stato attuale non esistono fattori che possano far peggiorare la performance degli indicatori di base, tra cui i ritmi della crescita economica, la situazione dei budget e delle bilance dei pagamenti degli Stati Uniti e di altri Paesi più industrializzati del mondo.
In questa situazione bisogna analizzare non soltanto l’aspetto macroeconomico ma anche quello microeconomico. In primo luogo, gli investitori si stanno chiedendo in che misura le economie in via di sviluppo, tra cui quella russa, riusciranno ad assorbire non soltanto il capitale occidentale, ma anche la cultura e le tradizioni del business delle maggiori economie mondiali.
In ogni caso, non bisogna nemmeno aspettarsi un aumento esplosivo della quantità di capitali che saranno investiti nell’economia russa. Si tratta di un processo graduale nel corso del quale la proporzione di investimenti nelle economie occidentali diminuirà, mentre quelli verso la Russia, la Cina e altri mercati emergenti sono destinati a crescere. In questa situazione diventerà sempre più acuta la concorrenza per la corsa ai capitali occidentali tra la Russia e la Cina. Ma per certi aspetti, in primo luogo quello di essere uno dei maggiori produttori di idrocarburi nel mondo, la Russia ha tutti i requisiti per continuare ad attirare gli investitori occidentali.
Un altro fattore molto importante di stabilità è legato a una maggiore sintonia nella dinamica di sviluppo a lungo termine dei mercati azionari dei Paesi sviluppati e di quelli emergenti. Evidentemente, la situazione dei mercati sviluppati e di quelli dei Paesi dell’area Bric potrà non coincidere in certi mesi e addirittura in certi trimestri, ma i trend a lungo termine continueranno ad avvicinarsi l’uno all’altro.
Allo stesso tempo le prospettive di crescita economica si distingueranno da un Paese emergente all’altro. In primo luogo, le prospettive di crescita del Brasile, dell’India e della Cina sono legate all’aumento del numero della popolazione e all’intensificazione del processo di urbanizzazione. È chiaro che questi fattori rappresentano per molti anni ancora una notevole disponibilità di mano d’opera poco costosa e di basse spese di produzione. Nonostante gli elevati ritmi di crescita del benessere personale della popolazione in questi Paesi, il livello medio dei redditi resterà indietro ancora per molti anni rispetto agli stessi indicatori dei Paesi occidentali. Questi fattori non riguardano però la Russia dove la popolazione diminuisce di anno in anno.
Il punto forte della Russia è la disponibilità di materie prime che dominano le esportazioni. La domanda di energia, di metalli e di altre materie prime continuerà a crescere in tutto il mondo. E la Russia sta cambiando la propria politica economica, orientando la produzione dell’energia verso centrali nucleari e a carbone per poter esportare una quantità più possibile di gas e petrolio .
Questo tipo di strada, però, contiene una serie di pericoli che minacciano di interrompere il ciclo positivo dell’economia nazionale russa. Ad esempio, la crescita dell’economia globale potrebbe subire una battuta d’arresto in seguito a nuovi attacchi terroristici. E questi rischi potrebbero creare non pochi problemi   all’economia russa che, in questo momento, sta cercando di rilanciare le produzioni innovative con alcuni progetti, tra cui le zone economiche speciali.
Secondo molti analisti la Russia starebbe giungendo al termine di un periodo di sviluppo economico “facile”. Infatti, in tutti i Paesi del mondo è in corso la ricerca di fonti alternative di energia e di tecnologie per il risparmio energetico. Con uno scenario che prevede la fine del rally dei prezzi dell’energia, la Russia si troverà di fronte tra un paio d’anni alla necessità di una nuova ristrutturazione globale. Già ora le esportazioni di petrolio stanno segnando il passo. Di conseguenza, il flusso di petrodollari diventerà più sottile.  In uno scenario del genere per la Russia sarà molto difficile, impossibile quasi, competere con la Cina che rimarrebbe invece un Paese molto più interessante per gli investimenti globali.  Anche in Russia gli investimenti esteri continueranno a crescere, ma non in quantità tali da poter compensare le perdite derivati dalla riduzione dell’export petrolifero.
Questi fattori non potranno non influenzare la situazione dei mercati finanziari russi: il costo di denaro salirà, così come i tassi d’interesse. E non potrà che cominciare un processo di ristrutturazione che innanzitutto coinvolgerà il settore bancario e il sistema finanziario, per estendersi poi a tutta l’economia nazionale della Russia.
Attualmente, grazie al denaro disponibile e poco costoso, il clima per gli operatori economici è favorevole. Ma tra due o tre anni arriverà il momento della verità e le società poco efficienti saranno destinate a scomparire dal mercato.

 

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