Energie alternative: cooperazione più stretta la tra Italia e Russia

Il 7-8 ottobre a Verona si riunisce il Forum annuale italo-russo. Al centro dell’agenda la cooperazione pubblico-privata nel settore della ricerca e della produzione di energie alternative.
Al Forum parteciperanno oltre 400 rappresentati dei Governi dell’Italia e della Russia, e delle aziende dei due Paesi che lavorano nel settore delle energie rinnovabili. Il notiziario ‘Russia24’ ha rivolto alcune domande a Antonio Fallico, il presidente dell’Associazione ‘Conoscere Eurasia’, che ha organizzato il Forum.

Antonio Fallico, presidente dell’Associazione “Conoscere Eurasia”E’ la seconda volta che il Forum annuale italo-russo di Verona, organizzato dall’Associazione ‘Conoscere Eurasia’  è dedicato al tema della cooperazione tra l’Italia e la Russia nel settore delle energie alternative e rinnovabili: come mai?
La discussione precedente si è svolta nel 2008, l’anno prima della crisi finanziaria globale. Negli ultimi due anni gli esperti del settore energetico hanno lanciato un SOS: l’umanità sta esaurendo molto rapidamente le tradizionali risorse energetiche, dal gas, al petrolio, al carbone. Secondo alcune stime le riserve petrolifere russe dureranno ancora al massimo 70-80 anni. L’estrazione degli idrocarburi si sposta sempre più verso nord, nella zone off shore: insomma nelle zone di difficile accesso. Di conseguenza, la produzione di petrolio e di gas diventa un processo molto complicato e macchinoso dal punto di vista tecnologico ed esageratamente costoso dal punto di vista finanziario. Infine, la produzione di idrocarburi minaccia catastrofi ambientali, com’è successo nel Golfo del Messico.
Per questo motivo le energie alternative si trovano al centro dell’attenzione non soltanto dei Paesi industrializzati, ma anche delle economie emergenti. Il Brasile e gli Stati Uniti sono due paesi leader per la produzione di combustibile biologico e attualmente controllano il 45% del mercato internazionale.
In tutto il mondo vengono costruite centrali eoliche e solari. Ciononostante, le fonti ecologiche e rinnovabili costituiscono appena l’1 per cento della produzione globale di energia elettrica .
Questo significa che occorre uno sforzo congiunto e coordinato perché l’umanità riesca a fare un salto di qualità nello sviluppo delle tecnologie che permettono di aumentare la produzione di energie rinnovabili.
Il primo Forum di Verona ha permesso di tracciare delle linee di cooperazione tra l’Italia e la Russia  nel settore delle energie rinnovabili. Il Forum del 2010 analizzerà i risultati di due anni di lavoro in questa direzione, ma soprattutto sarà dedicato allo sviluppo della collaborazione tra i settori pubblico e privato dell’Italia e della Russia nella ricerca delle fonti di energia rinnovabili di fronte ai cambiamenti climatici globali.
Inoltre, la partecipazione al Forum dei rappresentanti dei maggiori gruppi bancari russi, italiani ed europei - Gazprombank, Intesa Sanpaolo, Unicredit, BNP Baribas, Bers - permetterà di discutere il problema di finanziamenti, in particolare dei progetti venture, un argomento molto importante per le imprese dei due Paesi coinvolte nella ricerca delle fonti alternative di energia.
Si può dire che l’energia sia uno dei settori prioritari di cooperazione tra l’Italia e la Russia?
Infatti, non è un’esagerazione sostenere che l’Italia è il partner energetico più affidabile della Russia tra tutti i Paesi dell’Unione Europea. Basti ricordare alcuni progetti globali realizzati dai nostri due Paesi negli ultimi anni: dal gasdotto Blue Stream, alla partecipazione finanziaria e tecnologica dei gruppi energetici italiani Eni ed Enel nella produzione di energia in Russia, all’ammodernamento tecnologico dell’industria russa di idrocarburi. La costruzione del gasdotto South Stream, un progetto realizzato da Gazprom e dall’Eni con la partecipazione della francese Gdf, contribuirà a aumentare la sicurezza energetica dei Paesi dell’Europa del Sud.
 È importante, però, che la cooperazione italo-russa nel campo delle energie tradizionali sia affiancata da quella nel settore dell’energia alternativa, in cui l’Italia ha accumulato molte esperienze tecnologiche d’avanguardia.
Nel 2009 il gruppo Enel ha messo in funzione in Italia la prima centrale elettrica nel mondo che funziona a base di idrogeno, fornito dagli stabilimenti petrolchimici di Marghera.
Da parte sua anche la Russia ha molto da proporre all’Italia, in primo luogo nel campo delle centrali nucleari di nuova generazione.
Lo scorso maggio i nostri due Paesi hanno concluso un accordo sulla costruzione nella città di Troitsk, vicino a Mosca, di un unico reattore per la sintesi termonucleare del sistema Ignitor, basato sul principio della stabilizzazione magnetica del plasma. Voglio sottolineare che il progetto si  basa sulle scoperte degli scienziati sovietici degli anni Cinquanta, poi perfezionate negli anni Settanta dal professor Bruno Coppi dell’Istituto tecnologico di Massachusetts.
Questo esempio permette di capire come siano legate tra loro le ricerche nel settore dell’energia rinnovabile. Tutti i Paesi del mondo devono unire gli sforzi per poter arrivare a risultati tangibili riguardo   alle energie alternative.
Il 23 settembre scorso a Kent, in Gran Bretagna, è stato messo in funzione il più grande parco eolico nel mondo: oltre mille turbine che riforniranno di energia elettrica 230mila abitazioni. Lo ricordo per sottolineare che il nostro Forum è aperto a tutti i Paesi  in possesso di esperienze tecnologiche da condividere con altri e  interessati a promuove la collaborazione internazionali nel settore di energie alternative.
Ciò significa, in un certo senso, che l’Italia contribuirà a realizzare il programma della modernizzazione dell’economia nazionale della Russia, lanciato dal presidente Dmitrij Medvedev?
L’Italia lo sta già facendo su diversi versanti: l’energia in questo momento è il settore più importante. E non soltanto perché l’Italia è uno dei maggiori consumatori di gas russo nell’Europa Occidentale, ma anche perché l’Italia dispone di avanzate strutture scientifiche e delle basi tecnologiche che operano nei diversi settori legati alla produzione e al risparmio dell’energia. Secondo la stima dell’accademico Vladimir Fortov, nei prossimi 10 anni le fonti alternative dovrebbero raggiungere il 10% della produzione globale di energia, che continuerà a essere dominata dalle fonti naturali. Ciononostante, il compito del Forum italo-russo è incentivare e coordinare il lavoro innovativo dei centri di ricerca in Italia e in Russia per un periodo a lungo termine, in modo che una nuova crisi energetica non ci colga alla sprovvista.
Un problema molto difficile da affrontare per le aziende, soprattutto per le piccole e medie, che operano nel settore delle innovazioni è legato alla ricerca dei finanziamenti. Al Forum di Verona partecipano i rappresentanti dei maggiori gruppi bancari italiani e russi. Questo significa che al Forum sarà discusso il problema dei venture capital, degli investimenti nei progetti d’avanguardia in Russia e in  Italia?
Ripeto sempre che per noi non esiste da molti anni il dilemma: “Investire o non investire in Russia”. Bisogna investire, ma dobbiamo essere attenti alla scelta dei settori nei quali intendiamo farlo.
La produzione di energia è una delle priorità. Questo non significa, però, che le società russe che operano nel settore delle energie alternative debbano aspettarsi che gli investimenti piovano dal cielo. Devono darsi da fare per trovare le risorse indispensabili.
Ma anche in Russia ci sono dei gruppi industriali e finanziari che ben volentieri finanziano  iniziative nel settore dell’energia alternativa. In particolare, il gruppo Renova di Viktor Vekselberg intende investire nel giro di cinque anni un miliardo di dollari nella produzione di energia “verde” in Italia.
Vale a dire che esiste una forte convinzione sia da parte italiana sia da parte russa riguardo alla necessita piuttosto urgente di incentivare e di coordinare le ricerche nel settore dell’energia rinnovabile. Spero che il Forum annuale italo-russo di Verona aggiunga un importante tassello a questo lavoro lungo e complicato.