L’economia russa dopo la crisi: persistono i problemi di sistema
Alla base delle possibili difficoltà economiche e finanziarie della Russia c’è l’eccessiva dipendenza dall’andamento dei prezzi dell’energia e delle materie prime - Nei prossimi tre anni il Paese avrà un bilancio in deficit: nel 2013 il disavanzo pubblico dovrebbe scendere fino al 3% del Prodotto interno lordo - Invece l’aumento del prezzo del greggio porterà all’apprezzamento del rublo che a sua volta aumenterà le pressioni sull’industria manifatturiera e di conseguenza frenerà i ritmi della crescita del settore reale dell’economia , industria gas petrolifera a parte.
La crisi economica è stata superata, la recessione è stata fermata. Il primo ministro Vladimir Putin ha presentato in Parlamento i primi risultati positivi dell’andamento economico della Russia nei primi tre mesi del 2010. Non vuol dire però che il Cremlino possa riposare sugli allori: nonostante tutto l’economia non può essere considerata “un’isola felice” che dà rifugio agli investitori stranieri. Anzi, gli alti e bassi delle oscillazioni degli indicatori macroeconomici della Russia durante la crisi globale hanno superato di gran lunga gli analoghi indicatori dei Paesi occidentali. Alla base di questo fenomeno c’è l’eccessiva dipendenza dell’economia russa dai prezzi dell’energia e delle materie prime. Putin ha sottolineato però che le abbondanti riserve internazionali (aurifere e valutarie, oltre all’esperienza accumulata dal Governo russo nel corso della crisi permettono al Cremlino di neutralizzare senza molta fatica i fenomeni negativi a breve termine “conservando le priorità fondamentali della politica economica dell’esecutivo”.
I risultati economici e finanziari registrati dalla Russia nei primi quattro mesi del 2010 permettono di tracciare alcuni scenari in base ai quali si svilupperà il Paese nel 2010-2011.
In primo luogo. malgrado il continuo aumento dei prezzi del petrolio (sopra quota 80 dollari al barile), il bilancio federale nel 2010-2013 sarà in rosso (secondo Putin nel 2013 il disavanzo pubblico dovrebbe scendere al 3% del Pil). Nello stesso tempo la Russia riuscirà a conservare positiva la bilancia del commercio con l’estero, così come rimarranno in campo positivo il conto di capitale e quello degli strumenti finanziari.
Il disavanzo pubblico insieme alla crescita delle riserve internazionali porteranno a una eccessiva quantità di rubli sul mercato interno e, di conseguenza, a tassi relativamente bassi sul mercato monetario. In teoria questi fattori dovrebbero favorire l’aumento del volume dei crediti erogati all’economia nazionale. Si teme però che questa tendenza possa provocare una notevole diminuzione della “qualità” dei clienti delle banche, nonché la costituzione di una pericolosa dipendenza delle aziende dai crediti a basso costo.
L’aumento della disponibilità dei crediti non potrà non accelerare la crescita del settore reale dell’economia russa, degli investimenti e dei consumi. L’aumento della domanda interna, insieme alla crescita dell’offerta di denaro (che in aprile è tornata sui livelli ante crisi), minaccia di far accelerare la corsa dei prezzi, che in questo momento è scesa ai minimi storici dal post crisi finanziaria russa del 1998. La disponibilità di denaro minaccia di far salire il tasso annua d’inflazione nel 2011-2012 all’8%-9 per cento.
L’aumento del prezzo del greggio porterà all’apprezzamento del rublo, che a sua volta aumenterà le pressioni sull’industria manifatturiera e, di conseguenza, frenerà i ritmi della crescita del settore reale dell’economia, a parte l’industria gaspetrolifera del Paese. Tutto ciò non ostacolerà la crescita dei servizi e del settore degli immobili col rischio - anche a causa di una maggiore disponibilità dei mutui - di trovarsi di fronte a un’altra bolla speculativa.
L’aumento del tasso d’inflazione impedirà alla Banca centrale di proseguire nella diminuzione del tasso di rifinanziamento, non permettendo di raggiungere la parità con gli analoghi tassi esterni. Insieme all’apprezzamento del rublo questo fenomeno potrebbe favorire l’afflusso in Russia di capitali speculativi.
Questi fattori rischiano complessivamente di far tornare l’economia russa alla situazione della metà del 2008 (prezzi del petrolio alti, positiva bilancia commerciale, rapido aumento delle riserve internazionali, apprezzamento del rublo, accelerazione della corsa dei prezzi, bolla speculativa sul mercato degli immobili, dipendenza delle società russe dai crediti a buon mercato).
La principale differenza dalla situazione di due anni fa sarà legata al preoccupante disavanzo pubblico e all’esaurimento del Fondo di riserva statale.
In questa situazione il principale punto di preoccupazione è legato alla situazione dei prezzi petroliferi. Un greggio meno costoso potrebbe provocare una nuova fuga di capitali dalla Russia e, di, conseguenza una forte pressione sul corso del rublo. Per togliere dal mercato i rubli liquidi in eccesso la Banca centrale sarà costretta a vendere una parte delle proprie riserve internazionali. A differenza del 2008 questa situazione difficilmente potrà causare una crisi di liquidità perché l’Istituto centrale potrà rifornire l’eventuale deficit di rubli con crediti senza cauzioni. In ogni caso il Paese si troverà di fronte a un deprezzamento del rublo e alla crescita dei tassi sul mercato monetario.
Per quanto riguarda i problemi legati al disavanzo pubblico il Cremlino dovrà aumentare il volume dei prestiti rastrellati in Russia e all’estero. Il ritorno della Russia sul mercato del debito avverrà nella situazione negativa dal momento che la domanda interna dei bond sarà bassa a causa dei tassi alti e del deficit di liquidità. Molti operatori cercheranno di convertire le attività in rubli in valuta pregiata in attesa di una nuova svalutazione della moneta nazionale. I mercati esteri saranno chiusi mentre gli investitori potranno considerare i debiti della Russia come quelli a elevato tasso di rischio.
Un altro problema per l’economia russa potrebbe derivare dalle imprese che in questo periodo dovranno ristrutturare i propri debiti. La chiusura dei mercati globali per le nuove emissioni dei bond societari costringerà le società a esigere nuovi aiuti statali. E diminuirà il gettito fiscale.
Le riserve valutarie accumulate dallo Stato russo dovrebbero permettere di far fronte a queste manifestazione della crisi finanziaria senza dover ricorrere alla svalutazione del rublo. Inoltre, gli strumenti finanziari a disposizione della Banca centrale dovrebbero permettere di risolvere il problema della scarsa liquidità sul mercato. Ciononostante il Governo farà fatica a ridurre il disavanzo pubblico.
Questi sono alcuni degli scenari probabili, ma piuttosto pessimistici. Attualmente sono pochi i motivi che destano preoccupazione. I rischi esaminati potrebbero manifestarsi nel momento in cui l’economia globale si troverà di nuovo in fase di recessione, dopo un periodo di crescita. E questo significa che gli investitori internazionali hanno a loro disposizione ancora 5-7 anni per investire con successo nell’economia russa.
Notiziario dai mercati Csi