In Russia gli investimenti esteri superano la fuga di capitali

Tra i principali fattori che attirano gli investitori: la stabilizzazione della situazione economica del Paese e l’aumento dei prezzi petroliferi - La Banca mondiale ha declassato la Russia che nel rapporto annuale Doing business 2010 scende dal 130° al 132° posto nella classifica dei Paesi più favorevoli all’impresa.

Gli investitori esteri ritornano in Russia. Secondo le stime del ministero dell’Economia in ottobre - dopo un lungo periodo in cui ha prevalso la fuga di capitali - si è  registrato un aumento delle entrate di capitali nel Paese. Secondo il vice ministro dell’Economia, Andrej Klepach, l’economia russa sarebbe entrata in una fase di crescita: “Naturalmente la ripresa sarà molto debole, ma dopo la crisi questo è un segnale importante”, ha dichiarato Klepach.  Sull’aumento dell’afflusso di capitali è d’accordo anche la Banca centrale. La fuga di capitali registrata nel 2008-2009 dovrebbe essere definitivamente sostituita da un ritorno degli investimenti già nel 2010.
Stando ai dati della Banca centrale dalla Russia è uscito nel terzo trimestre del 2009 un volume di capitali pari a 31,5 miliardi di dollari: in luglio hanno lasciato il Paese 16 miliardi, in agosto 9,4 miliardi e a settembre circa sei miliardi. Nei primi nove mesi del 2009 la fuga di capitali dalla Russia ha raggiunto i 62,3 miliardi di dollari. L’aumento degli investimenti dovrebbe abbassare la cifra complessiva di capitali portati via dalla Russia nel 2009 a 42 miliardi di dollari.
Fuga di capitaliIn base agli “Scenari fondamentali di sviluppo della situazione finanziaria e creditizia della Russia”, nel 2010 la fuga netta di capitali dovrebbe scendere a 10-25 miliardi di dollari, dopo un afflusso netto di capitali nel 2007 pari a 86 miliardi di dollari e a una fuoriuscita netta nel 2008 di 132,8 miliardi.
Gli analisti sono convinti che questo trend a “montagne russe” sia una prova della tesi che la maggior parte dei capitali esteri che arrivano nel Paese sia di carattere speculativo. Purtroppo non ci sono ragioni per prevedere che le risorse speculative vengano sostituite subito dopo la crisi da investimenti a lungo termine.
Il principale motivo del ritorno dei capitali in Russia è l’apprezzamento del rublo, il cui corso sulla moneta statunitense è passato da 32 rubli per  dollaro in luglio ai 29 rubli per dollaro alla fine di settembre. Il prevalere di capitali speculativi rappresenta un problema generale per tutti i mercati emergenti.
L’ottimismo del Governo di Vladimir Putin è stato supportato dalle performance delle principali piazze russe: alla fine di settembre gli indici delle Borse Rts e Micex sono tornati ai livelli del settembre 2008.
Anche gli esperti indipendenti si aspettano che la fuga di capitali rallenti nel 2009 a 30 miliardi di dollari, mentre c’è chi crede che l’afflusso di capitali nel 2010 arrivi a 10-15 miliardi di dollari.
Negli ultimi tempi molte istituzioni finanziarie internazionali, tra cui il Fondo monetario, hanno migliorato le previsioni riguardo lo sviluppo economico della Russia nel 2009. Inoltre, aumentano i prezzi del petrolio che per la Russia ha sempre rappresentato uno dei principali fattori di attrazione di capitali esteri. Con il previsto afflusso di capitali e l’intenzione del Governo di rastrellare sui mercati globali crediti fino a 18 miliardi di dollari la bilancia di entrate di capitali l’anno prossimo dovrebbe essere più che positiva.
Alcuni analisti hanno però osservato che un brusco aumento di capitali potrebbe accelerare la corsa dei prezzi, che in questo momento sta segnando il passo. La Banca centrale ha già rivisto in diminuzione le previsioni sul tasso d’inflazione che nel 2010 non dovrebbe superare il 10 per cento.

 

Maggiori investimenti su petrolio e gas

Come da tradizione, gli analisti indicano  tra i principali settori che continueranno ad attirare capitali esteri l’industria gas petrolifera che, nonostante una notevole riduzione dei prezzi del greggio e dei consumi di gas russo in Ucraina nei Paesi europei, dovrebbero realizzare in ogni caso buoni risultati.
Gli analisti consigliano di investire a lungo termine in titoli russi: anche se i mercati russi dovessero dimostrare una volatilità elevata ancora per sei mesi-un anno in un periodo a medio-lungo termine i guadagni dovranno superare i rendimenti degli investimenti in qualsiasi altro tipo di attività.
Gli investitori che dispongono di una risorse finanziarie di medio termine, pari a tre anni, possono investire negli immobili: il settore in seguito alla crisi soffrirà tra un anno di una scarsità dell’offerta, che tra due anni rischierà di aumentare drammaticamente.
Per risorse finanziarie a breve termine (inferiori a un anno) è consigliabile investire nei bond delle emittenti più sicure tra cui le banche e i maggiori gruppi industriali, scegliendo le società che sicuramente riusciranno a superare la crisi.
Nonostante queste previsioni piuttosto ottimistiche l’afflusso di capitali rischia di essere ostacolato da un clima ancora sfavorevole in Russia per l’impresa estera. Una conferma dell’ipotesi è arrivata con la clamorosa decisione della rete commerciale Carrefour di ritirarsi dal Paese soli quattro mesi dopo l’apertura del primo ipermercato in Russia.
Secondo l’ultima ricerca condotta della Banca mondiale dal titolo “Doing business 2010”, la Russia occupa il 120° posto tra i 183 Paesi analizzati dagli esperti della World Bank.
In vetta alla classifica si trova ancora Singapore. Gli altri nove Paesi della Top-10 sono Nuova Zelanda, Hong Kong, Usa, Gran Bretagna, Danimarca, Irlanda, Canada, Australia e Norvegia.
In Russia i cambiamenti hanno interessato soltanto tre dei possibili dieci punti di riforma: è stata migliorata la procedura di registrazione del diritto di proprietà, è stato abbassato il peso fiscale nell’ambito della tassa sugli utili societari ed è stata accelerata la procedura di liquidazione dell’impresa. Ciononostante, rispetto al 2008 il Paese ha perso due posti, scendendo dalla 118° alla 120° posizione. Nella classifica la Russia è preceduta dall’Uganda e dall’Etiopia. Seguono al 142° posto l’Ucraina, l’Uzbekistan (150°)e anche gli altri due Paesi del Bric: il Brasile (129° ) e l’India (133° ).
Bisogna sottolineare che l’inchiesta della Banca mondiale non tiene conto di molti importanti aspetti delle condizioni per l’impresa, come proliferazione della corruzione e il rapporto tra la criminalità organizzata e il business.
 
 
 
 
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