Mosca chiama i privati a modernizzare l’economia
ANALISI In programma le privatizzazioni per 30 miliardi di dollari in tre anni
Dmitrij Medvedev vuole che sia un “Governo aperto” quello che si appresta a guidare dal 7 maggio in poi, dopo l’insediamento di Vladimir Putin alla presidenza: ed è indicativo che due giorni fa il futuro premier abbia scelto la Borsa di Mosca come sede del primo gruppo di lavoro. “In quell’occasione Medvedev ha sottolineato la necessità di portare a termine il processo di privatizzazione con coraggio”, dice a Milano Aleksej Paramonov, console generale della Federazione russa, a dimostrazione che a Mosca “l’espansione del settore privato nell’economia è una priorità dichiarata ai massimi livelli”. Si ricostituirà un equilibrio: il programma di privatizzazione che la Russia si appresta ad avviare mette in gioco nomi come Gazprom e Sberbank per un valore di 30 miliardi di dollari, da qui al 2014. È lo sfondo che la Borsa russa ha scelto per presentarsi per la prima volta alla comunità finanziaria di Milano, ieri a Palazzo Mezzanotte, e mettere l’accento in questo momento di svolta sulle opportunità che si aprono in Russia per imprese e investitori.
“Nei listini della Borsa russa ci sono molti nomi e molte sorprese, che non si chiamano solo Gazprom”, puntualizza l’organizzatore dell’incontro, Vincenzo Trani: presidente di una investment company, General Invest, che è l’unico broker italiano sulla Borsa russa e si propone come “cavo” per collegarla ai nostri investitori. Tiene a sottolineare la rapidità dei cambiamenti che dal 2008 a oggi, superata senza grossi traumi la crisi, hanno introdotto in Russia un nuovo clima economico e finanziario: banche russe che non subiscono più la concorrenza occidentale ma sono a loro volta attive all’estero, imprese che guardano all’Europa dall’alto di un potere di investimento superiore a quello di altri Paesi, “quando nella nostra mentalità pensiamo ancora agli oligarchi: è invece un sistema che si muove con loro”. Nei prossimi sei anni, ricorda Trani, per la Russia è prevista una crescita costante, legata al passaggio da un’economia basata sull’esportazione di materie prime a un modello di sviluppo fondato sulla modernizzazione e la domanda interna: “La sorpresa che dobbiamo aspettarci è il decollo della classe media sulla scia del rafforzamento delle piccole imprese e del mercato”, dice Trani.
La Borsa Micex-Rts, risultato della fusione del dicembre scorso tra il Moscow Interbank Currency Exchange denominato in rubli e il Russian Trading Index in dollari, intende svilupparsi di conseguenza, con l’aiuto di capitali esteri. “L’economia russa ha un potenziale di crescita molto promettente - dice a Milano Ekaterina Novokreshchenykh, vicepresidente di Micex-Rts e responsabile per il mercato primario - e la nostra ambizione è entrare a far parte delle prime cinque Borse mondiali per capitalizzazione di mercato, diventare una piattaforma per operatori e investitori internazionali e incrementare il turnover: grazie anche alle privatizzazioni, che porteranno un gran numero di nuove Ipo quest’anno e in quelli successivi”.
Negli ultimi anni, la capitalizzazione del mercato azionario russo è cresciuta a un tasso medio annuo del 33%, ma c’è ancora una lunga strada da percorrere per portare in Borsa i fondi pensione che attualmente sono investiti nell’azionario solo per lo 0,7%. Micex-Rts si aspetta una crescita significativa nel volume totale delle risorse detenute nei fondi pensione, ma per allargare la base degli investitori russi e attrarre quelli stranieri, Ekaterina Novokreshchenykh sottolinea la necessità di allineare Micex-Rts agli standard internazionali, “soprattutto in termini di trasparenza, corporate governance e qualità dei prodotti offerti”.
Paradossalmente, all’incontro di Milano in Piazza Affari è proprio Ernesto Ferlenghi, vicepresidente di Eni in Russia, a ricordare che questo enorme mercato ricco di risorse non è solo Mosca, non è solo gas e petrolio, non è solo terra per grandi gruppi pubblici. Tracciando la storia dei 40 anni di Eni in Unione Sovietica e poi in Russia, Ferlenghi racconta che nei campi della regione artica di Yamal-Nenets partirà a breve la produzione di gas, petrolio e condensati completamento di una strategia che iniziando dalla commercializzazione arriva a estrarre materie prime da giacimenti propri. Un’impresa che porta dietro di sé molti altri progetti e joint ventures, che attrae piccole imprese e banche e apre distretti anche nelle regioni più lontane, creando nuovi mercati e sinergie: “E gli italiani lo hanno capito per primi - dice Ferlenghi - già si spingono dove i nostri concorrenti ancora non arrivano”. A.Scott “Il Sole 24 Ore”