L’utile di Banca Imi chiude il semestre a 350 milioni

OLTRE LA CRISI - Attesa per la seconda parte dell’anno la ripresa dell’investment banking con le operazioni Fideuram ed Enel Green Power

MILANO
Nonostante le tensioni di maggio-giugno sul mercato dei titoli di Stato e il rinvio di numerose operazioni di investment banking (da Banca Fideuram a Enel Green Power, per citare solo quelle di dimensioni più rilevanti), Banca Imi ha chiuso il primo semestre del 2010 con utili in crescita del 19,7% a 350,4 milioni. «Un dato che ha ancora maggior rilievo – commenta l’ad Gaetano Miccichè – se si considera che il confronto è con il primo semestre del 2009, periodo in cui avevamo addirittura raddoppiato gli utili. E siamo fiduciosi sull’andamento dell’intero 2010». I risultati dei primi sei mesi del 2010 di Banca Imi, controllata al 100% da Intesa Sanpaolo (che oggi annuncia i risultati di metà anno per l’intero gruppo), sono stati approvati ieri dal consiglio di amministrazione presieduto da Emilio Ottolenghi.
Gaetano MiccichèTra i principali aggregati economici della banca guidata dal direttore generale Andrea Munari, spicca la crescita del margine d’intermediazione (+10,2% a 631 milioni), mentre il risultato della gestione operativa è aumentato dell’8,3% a 484,7 milioni. Più in dettaglio, gli interessi netti – malgrado la dinamica non certo favorevole degli spread – si è mantenuta pressochè costante (-4% a 231,8 milioni), mentre le commissioni nette sono aumentate dell’1,9% a 121,1 milioni. Una tenuta sostanziale da attribuire al positivo andamento di tutte le aree di attività della banca (dal capital markets alla finanza strutturata), anche se sono venute meno alcune grandi opportunità dall’investment banking che – a causa della crisi dei mercati – ha dovuto subire il rinvio delle Ipo di Fideuram, Green Power, Giochi Preziosi e Prada (alcune delle quali potrebbero però tornare d’attualità già nel secondo semestre dell’anno).
Il positivo andamento gestionale di Banca Imi nel semestre è anche il frutto del sostanziale matching tra eventi non ricorrenti negativi e positivi. Il risultato non ricorrente netto mostra infatti un saldo positivo di 47 milioni (dai -69 milioni del primo semestre del 2009), grazie all’incasso da dividendi di società controllate. Ma il dato si incrocia con il calo dei profitti da operazioni finanziarie (-50,5 milioni rispetto a giugno 2009) dovuto, in gran parte, alla svalutazioni di passività finanziarie che Imi ha in bilancio per oltre il 90% a mark-to-market. E su cui ha inciso, ovviamente, la volatilità dei titoli di Stato nel bimestre maggio-giugno (peraltro già riassorbita e destinata a rivalutazioni, a meno di sorprese, nel secondo semestre).
Da segnalare, sul versante dei costi, l’incremento del 22,7% delle spese per il personale (che salgono da 47,5 a 58,3 milioni). Da attribuire, in parte, al trasferimento dalla capogruppo a Imi del desk di finanza strutturata, ma anche all’assunzione di banker in Italia e all’estero per potenziare il team di un’attività in cui il gruppo mostra di credere molto anche in prospettiva.