Intesa Sanpaolo debutta al cinema
La banca investe 2,5 milioni nel nuovo film di Paolo Sorrentino con protagonista Sean Penn - CORRADO PASSERA - «Una forma intelligente di finanziamento perché si dà il benvenuto al rischio d'impresa anche in questo settore»
Serena Danna
MILANO
Che Corrado Passera sia un appassionato di cinema d'autore si capisce dagli ultimi due film scelti per la domenica in casa: Departures del regista giapponese Yojiro Takita e Mine Vaganti del turco Ferzan Özpetek.
Da cinefilo a produttore il salto è impegnativo ma, con una mano dal governo e una buona squadra di collaboratori, non impossibile. Così Intesa Sanpaolo, guidata da Passera, sarà tra i produttori di This must be the place, prossimo film di Paolo Sorrentino, regista che ha già collaborato in passato alle iniziative culturali del gruppo. Le riprese inizieranno a metà agosto a Dublino e proseguiranno negli Stati Uniti. La partecipazione alla produzione della pellicola - insieme a Medusa Film, Lucky Red e Indigo Film - è possibile grazie alla normativa che riconosce benefici fiscali a investitori non del settore per la realizzazione di un film, il cosiddetto Tax credit esterno.
L'investimento del gruppo bancario, attraverso la controllata Imi Investimenti, sarà di 2,5 milioni di euro, che corrisponde a circa il 10% del budget previsto per il film: 28 milioni di dollari. Il resto, per quanto riguarda la fetta italiana di produzione (il film è coprodotto da Francia e Irlanda), sarà distribuito in quote del 20% tra le tre case di produzione.
È la prima volta in Italia che una banca partecipa a un film nei panni di produttore. «Una forma intelligente di finanziamento - spiega Passera - perché, invece della scelta "assistenziale" dei finanziamenti a fondo perduto si privilegia quella imprenditoriale, dando il benvenuto al rischio d'impresa anche nel mondo del cinema».
Benché l'a.d. di Medusa Film, Giampaolo Letta, abbia rassicurato tutti affermando che «la crisi non ha toccato il cinema», investire in un film sembrerebbe smentire il richiamo all'austerity del mondo bancario. Ma Passera non vuole sentir parlare di ambizione. «Il cinema italiano produce ancora numeri bassi rispetto a quelli che potrebbe realizzare, è un indotto fondamentale per la cultura del nostro paese, e infine ci dà la possibilità di proiettarci su un piano davvero globale». E il cast tutto internazionale di This must be the place ne è una conferma. Il protagonista sarà il premio Oscar Sean Penn, definito da Sorrentino «il migliore attore della sua generazione». È stato proprio Penn, presidente della giuria al Festival di Cannes nel 2009 che incoronò Il Divo, a lanciare l'idea di un film con il regista. «Un giorno si è avvicinato e mi ha detto semplicemente "tienimi presente"», racconta Sorrentino in collegamento via Skype da New York.
Insieme a Penn, il premio Oscar Frances McDormand, e le musiche di David Byrne, ex leader dei Talking Heads e "ossessione giovanile" del regista napoletano, che dice ridendo: «In realtà il film è un tentativo di superare il trauma di aver passato i 3/4 della mia adolescenza ad ascoltare i Talking Heads». Resta da capire se il cinema italiano, al di là delle eccellenze alla Sorrentino, sia pronto a passare dallo Stato all'impresa, privilegiando al Fus (Fondo unico per lo spettacolo) strumenti come il Tax credit e il Tax shelter. Ne è convinto Andrea Occhipinti, a capo di Lucky Red: «Basta vedere i film italiani che hanno avuto successo negli ultimi anni e si capisce che solo realtà produttive e innovative vanno avanti». Mentre per il presidente di Medusa Carlo Rossella, speranzoso che le agevolazioni fiscali per il cinema diventino al più presto legge, non è più tempo di «cinema con il capello in mano». Paolo Sorrentino certo non è mai rientrato nella categoria.