Paradossi della crisi: affondano Pil e produzione, crescono i consumi
Nel primo mese dell’anno il prodotto interno lordo russo è crollato dell’8,8% rispetto al gennaio dell’anno precedente – La recessione persisterà per tutto il primo trimestre (Minecon) – Aumentano invece i consumi dei prodotti durevoli (elettrodomestici e apparati elettronici) e dei generi alimentari – In calo le vendite di automobili.
Le statistiche russe hanno diffuso i dati preoccupanti sulla situazione economica del Paese. Nel primo mese dell’anno il prodotto interno lordo è diminuito dell’8,8% sul gennaio 2008, mentre se si guardano i risultati raggiunti a dicembre, la contrazione è stata del 2,4 per cento. La produzione industriale, che a gennaio è scesa del 16% rispetto al corrispondente periodo dell’anno scorso, ha registrato la performance peggiore degli ultimi 10 anni. Il ministro dell’Economia, Elvira Nabiullina, ha dichiarato che la recessione persisterà per tutto il primo trimestre: «L’economia reale non riesce ad accedere ai crediti, diminuisce la domanda interna ed esterna dei prodotti russi, aumenta la disoccupazione, mentre sono in calo i redditi reali della popolazione», ha detto la Nabiullina. Secondo le stime dell’agenzia Standard & Poor’s, nel 2009 a causa del calo dei prezzi dell’energia e delle materie prime - petrolio, gas e metalli dominano l’export russo - la quota delle esportazioni nel Pil rischia di scendere dal 32% (2008) al 25 per cento.
Molti esperti hanno dichiarato di non essere d’accordo con i dati ufficiali sull’andamento economico del Paese. Secondo Nikolaj Kasheev, analista della Mdm-bank, il Pil russo sarebbe diminuito in gennaio almeno del 9 per cento, mentre Vladimir Salnikov del Centro di analisi macroeconomica, ha stimato il calo della produzione industriale al 19 per cento. Il calo dei redditi reali e degli stipendi (rispettivamente dell’8,3% e del 4,1%) e, di conseguenza della domanda, rischia di colpire nel 2009 il Pil in maniera molto più dura rispetto alle stime del Governo (-2,2%). «Possiamo scendere a meno 5 per cento», ha dichiarato al quotidiano “Vedomosti”, Natalja Orlova, dell’Alfa-bank.
Soltanto i settori orientati verso il consumo interno sono riusciti a conservare in gennaio una dinamica positiva. Il commercio al minuto è cresciuto del 2,4%, i servizi a pagamento alla popolazione sono aumentati dello 0,9%, mentre l’agricoltura ha guadagnato il 2,6 per cento.
È continuata la fuga dal rublo: il volume dei depositi in valuta nazionale della popolazione presso le banche è diminuito in gennaio del 10,5% mentre quello in valuta pregiata è cresciuto del 34 per cento.
Insomma, la maggior parte delle statistiche di gennaio erano depressive, dalla produzione industriale, agli investimenti, all’edilizia, ai redditi reali fino agli stipendi. Molti esperti puntano però sul fatto che le statistiche del mese di gennaio non possono essere considerate molto affidabili: le imprese hanno riaperto dopo una vacanza di 10 giorni per il Capodanno e il Natale ortodossi, mentre la svalutazione del rublo ha favorito le operazioni di carattere speculativo e ha attirato i mezzi liberi delle banche e delle imprese in operazioni sul mercato valutario. Per capire il trend economico russo del primo trimestre bisognerà aspettare l’uscita delle statistiche russe del mese di febbraio (tenendo conto che questo mese ha soltanto 28 giorni e comprende la festa nazionale delle forze armate).
Le oscillazioni del corso del rublo rispetto al tandem dollaro-euro hanno causato una diminuzione delle importazioni e delle esportazioni, che a gennaio sono diminuite rispettivamente del 34% e del 41% (in denaro) rispetto allo stesso mese del 2008 (10,3 miliardi di dollari e 20,2 miliardi) e del 40% e del 5,5% in volumi fisici. Il Governatore della Banca centrale, Serghej Ignatiev, ha dichiarato che il calo del 30.40% registrato in gennaio dei pagamenti per l’import permette di garantire la stabilità del rublo, mentre una diminuzione del 40% del corso del rublo rispetto al dollaro sarebbe più che sufficiente per favorire la sostituzione delle importazioni con prodotti russi.
A differenza di molti altri indicatori, secondo le stime della Banca centrale i consumi in Russia sono cresciuti nel mese di gennaio del 5,8 per cento. Proprio il consumatore finale ha contribuito al 60% del Pil russo.
Il numero dei russi che hanno deciso di spendere i propri risparmi in prodotti di consumo durevoli sono in aumento dal novembre 2008: secondo i dati dell’agenzia Comcon, mentre in novembre il 12% degli abitanti delle maggiori città russe ha deciso di spendere i propri rubli nell’acquisto di prodotti durevoli, in gennaio la percentuale è salito al 15 per cento.
In particolare, le vendite degli elettrodomestici nel gennaio del 2009 è aumentato del 15% rispetto allo stesso mese del 2008. I consumatori russi temono per i propri risparmi, sono spaventati dalla svalutazione del rublo e si danno alla spesa: una delle maggiori catene russe di commercio di elettrodomestici e di prodotti elettronici ha registrato in gennaio un’impennata delle vendite del 47% sullo stesso periodo del 2008. Anche le catene dei supermercati hanno registrato un considerevole aumento delle vendite di generi alimentari che, però, può essere causato stato dal lungo periodo festivo compreso tra il Capodanno e il Natale ortodossi (dal +25% per i supermercati Dixie al 42% per i supermercati Magnit).
Secondo i dati del Comitato per le statistiche, il fatturato del commercio al minuto della Russia è aumentato rispetto all’anno precedente del 14,3% e. in particolare, per quanto riguarda lo smercio dei generi alimentari del 21,2 per cento.
Mentre crescono i consumi dei prodotti durevoli e dei generi alimentari, stanno diminuendo quelli dei servizi turistici: secondo i dati di una delle maggiori agenzie di viaggio russe, Natalie Tours, in gennaio il flusso turistico dalla Russia verso l’Europa è diminuito del 20%, verso l’Egitto del 50% e in direzione della Thailandia del 40 per cento.
È in stagnazione il mercato dei mobili: in gennaio le ordinazioni sono calate del 30 per cento. Le vendite di autovetture sono diminuite del 33% rispetto al gennaio del 2008 e addirittura del 44,5% rispetto al dicembre dell’anno scorso.
Secondo gli analisti del Centro studi di sviluppo economico, l’attuale impennata dei consumi rappresenta un fenomeno momentaneo e passeggero che nei prossimi mesi rischia di essere bloccato dalla generale diminuzione degli stipendi e dei redditi reali dei russi.
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