Crediti alle Pmi: un’impresa ardua
Anche nei tempi migliori il processo di ottenimento di un credito in Russia era un calvario per le imprese piccole e medie – Il principale problema era legato all’assenza di garanzie e caparre sicure – La crisi economica e finanziaria non ha risparmiato neppure la Russia e ha bloccato quasi completamente l’accesso alle fonti finanziarie per le piccole e medie aziende.
Le operazioni con le persone giuridiche rappresentano la fonte principale di guadagno per la maggioranza assoluta delle banche nel mondo e la Russia non è un’eccezione. La crisi economica e finanziaria che ha colpito la Russia in maniera particolarmente dura comincia a dettare le regole proprie anche agli istituti di credito che per primi escludono dalle liste dei potenziali clienti le imprese piccole e medie. La scarsità di mezzi di cui in questi tempi soffrono molte banche, più un generale peggioramento della situazione economica della maggioranza delle aziende, in primo luogo della fascia piccola e media, ha provocato un aumento del costo del denaro e, inoltre, ha reso molto più rigide le condizioni in base alle quali le banche erogano prestiti.
L’aggravarsi di questa situazione, che può essere paragonata a un circolo vizioso, minaccia di mandare in bancarotta dal 50% al 70% delle piccole imprese della Russia. Secondo le stime dell’Associazione delle Pmi russe ,“Opora Rossii” già adesso il 90% degli imprenditori non riesce a ottenere un prestito a condizioni accettabili. Nel periodo precedente alla crisi soltanto il 36% delle imprese piccole e medie riusciva a ottenere un prestito. Attualmente questo dato si avvicina allo zero.
Prima della crisi i tassi dei crediti per il business piccolo e medio erano in media del 14-16% all’anno in caso di presenza di adeguate caparre, e del 20-22% se un’azienda non era in grado di offrire una garanzia. Negli ultimi sei mesi i tassi sono schizzati alle stelle, raggiungendo la quota del 18-25% a volte addirittura del 30% anche nei casi in cui i potenziali clienti sono in grado di presentare un’adeguata garanzia. Un tipico esempio: le società che erano riuscite a ottenere un prestito nel 2008, quando il tasso di sconto della Banca centrale della Russia era dell’11%, ora hanno visto salire gli interessi al 25%, nonostante le banche abbiano ottenuto denaro dall’Istituto centrale all’8 per cento. Molti imprenditori sospettano che le banche russe – almeno alcune, tra cui la statale Sberbank che dal 1° novembre scorso ha fatto salire al 18% il tasso minimo su tutti i crediti erogati – stanno strumentalizzando la crisi finanziaria.
Gli istituti di credito respingono le accuse, denunciando un drammatico peggioramento della situazione sul mercato del debito internazionale: le risorse finanziarie per le banche russe costano sempre più, la corsa dei prezzi non si ferma, mentre il rublo si sta svalutando rispetto al paniere bivalutario, composto al 45% dall’euro e al 55% dal dollaro.
Inoltre, la crescita degli interessi bancari viene aggravata dal passaggio delle banche ai crediti a “breve termine”, rinunciando quasi completamente alle operazioni a tempi lunghi, molto richieste dal settore imprenditoriale che così riesce a pianificare più facilmente il proprio sviluppo.
A differenza di molte altre banche, la Kmb del gruppo Intesa-Sanpaolo ha migliorato la linea dei propri prodotti creditizi più popolari tra le imprese piccole e medie: ha aumentato a 1,5 milioni di rubli l’aliquota della serie di “micro crediti”, e a 9 milioni i crediti della linea “small”. La banca russa appoggiata dal gruppo italiano ha semplificato la procedura di contratti sull’erogazione dei crediti alle Pmi.
Invece, la maggior parte di piccoli istituti di credito russo sta cambiando la propria politica creditizia a favore di prestiti a brevissimo termine, che vanno da sei mesi a un anno al massimo. Molte banche russe lamentano l’incapacità di prevedere l’evoluzione della situazione sui mercati finanziari.
Ma l’aumento degli interessi con una parallela riduzione dei termini rappresentano soltanto una parte del problema molto più ampio. Le imprese sono molto infastidite dall’irrigidimento delle condizioni obbligatorie a cui gli istituti vincolano l’erogazione dei crediti. Molti imprenditori denunciano il comportamento delle banche che compilano delle specie di ‘liste nere’ e colgono qualsiasi pretesto per negare un credito a un’impresa.
È anche diventato molto più rigido l’approccio delle banche russe all’analisi della capacità creditizia dei potenziali clienti. Inoltre, molte banche stabiliscono uno sconto del 30-50% per i prestiti erogati contro garanzie di beni immobili, mentre prima della crisi lo sconto massimo oscillava tra il 10% e il 30 per cento. Inoltre, le banche selezionano i settori, negando il denaro alle società del settore development, del retail e dell’industria metallurgica, preferendo invece i settori reali dell’economia con una rapida circolazione di denaro, come l’industria dei generi alimentari, i trasporti e l’imballaggio.
Contrariamente alle lamentele degli imprenditori, le banche ritengono che l’attuale irrigidimento della politica creditizia favorirà lo sviluppo del mercato. La crisi della liquidità ha fatto vedere come possa essere pericoloso un approccio poco serio all’affidabilità dei potenziali clienti. Vale a dire che, dal punto di vista dei banchieri, le società che dispongono di adeguate garanzie e di un business stabile dovrebbero riuscire a sopravvivere, mentre le altre saranno spazzate via dalla crisi. La difficile situazione economica funzionerà come una sorta di “pulizia sanitaria”, liberando l’economia russa dagli “anelli deboli della catena”. E questo sarà molto positivo per l’economia nazionale, che dopo questo periodo difficile ha tutti i requisiti per diventare una delle principali al mondo. Il primo ministro russo, Vladimir Putin, ha dichiarato che la ripresa dovrebbe cominciare già alla fine del 2009 – inizio del 2010.
Parallelamente ai programmi governativi, anche le autorità locali cercano di aiutare le imprese piccole e medie. A Mosca è stato costituito un Fondo di crediti alle Pmi, che offre delle garanzie alle imprese nell’ambito dei programmi creditizi e di leasing. Le attività del Fondo ammontano a 2,7 miliardi di rubli: per le imprese piccole il Fondo garantisce prestiti fino a 70 milioni di rubli, mentre l’imprenditore paga al Fondo per le rispettive garanzie l’1,7% del credito ottenuto. Infine, il bilancio federale russo nel 2009 ha stanziato 40,5 miliardi di rubli per aiutare le imprese piccole e medie a far fronte alla crisi.
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