La Russia rilancia l’idea di un Opec del gas naturale
L’iniziativa russa minaccia di colpire gli interessi strategici degli Stati Uniti ma favorisce l’ascesa internazionale di Mosca - Per il momento si tratta soltanto di un’intesa politica che dovrà essere seguita da una serie di iniziative pratiche e organizzative
Nel pieno della crisi finanziaria internazionale Russia, Iran e Qatar hanno finalmente raggiunto un accordo strategico sulla costituzione di un gruppo di Paesi produttori di gas naturale, che sin dall’inizio è stato battezzato dai media internazionali “Opec del gas”. Per la Russia all’incontro con il ministro del petrolio dell’Iran, Golamhossein Nozari, e con il suo parigrado del Qatar, Abdallah bin Khamada al-Attyia c’era il presidente del monopolio statale Gazprom, Aleksej Miller. Secondo gli analisti, la costituzione dell’Opec del gas, un’iniziativa che gli Stati Uniti hanno contrastato negli ultimi anni, potrebbe significare una riduzione dell’influenza geopolitica ed economica di Washington sull’arena internazionale, mentre crescerebbe l’autorevolezza mondiale della Russia.
Gli esperti già da tempo prevedevano l’inevitabilità della costituzione dell’Opec del gas. Russia, Iran e Qatar in quanto promotori dell’iniziativa hanno incontrato su questa strada parecchi ostacoli legati alle pressioni degli Stati Uniti, ma sorti anche da divergenze interne, centrate soprattutto sul problema dei volumi della produzione e dell’esportazione del gas e anche rispetto alla ladership della futura struttura.
Washington, che di anno in anno diventa sempre più dipendente dalle importazioni di metano, ha rafforzato le proprie pressioni sui Paesi dell’Opec del gas.
Nonostante tutte queste difficoltà, Russia, Iran e Qatar hanno siglato un accordo sulla costituzione di un gruppo di Paesi produttori di metano. L’iniziativa si basa sul fatto secondo cui negli ultimi anni i volumi della produzione e del consumo di gas crescono a un ritmo più celere rispetto agli stessi indicatori della produzione di greggio.
Secondo gli analisti, questa tendenza continuerà e si rafforzerà anche nei prossimi anni. Nella attuale congiuntura finanziaria internazionale sempre più Paesi cominciano a capire che si può superare la crisi unendo gli sforzi. C’è chi sostiene che gli attuali problemi del mercato finanziario internazionale hanno rafforzato le posizioni internazionali dell’Opec del gas. La sigla dell’accordo trilaterale tra Russia, Iran e Qatar è stata definita come la logica conclusione di trattative durate parecchi anni.
Bisogna sottolineare che per il momento si tratta soltanto di un’intesa politica che dovrà essere seguita da una serie di iniziative pratiche e organizzative indispensabili per la realizzazione del nuovo progetto internazionale. Ma anche il raggiungimento di un accordo di principio è importante e dimostra come sia diminuita l’influenza internazionale degli Stati Uniti, l’oppositore giurato dell’idea dell’Opec del gas.
L’escalation della crisi finanziaria internazionale, infatti, ha impedito agli Stati Uniti di proseguire il sabotaggio dell’iniziativa.
Gli Stati Uniti non volevano permettere che in seguito alla costituzione dell’Opec del gas si dividessero i mercati internazionale del gas e del petrolio. Secondo gli esperti, una tale divisione potrebbe far perdere a Washington la possibilità di controllare il mercato del gas in primo luogo tramite l’Arabia Saudita. Inoltre, la Casa Bianca vorrebbe bloccare un ulteriore avvicinamento tra Russia e Iran, che hanno avviato una nuova collaborazione all’interno della nuova struttura del gas.
Parallelamente, sullo sfondo dell’inasprimento delle tensioni con l’Occidente, il Cremlino sta mobilitando le alleanze tradizionali, molte delle quali risalgono ancora ai tempi sovietici. Dopo un intervallo di 23 anni il leader libico Muammar Gheddafi ha visitato alla fine di ottobre Mosca per rilanciare la cooperazione economica e militare con il Cremlino. La visita del colonnello Gheddafi, amico di lunga data dell’Unione Sovietica, ha permesso al Cremlino di aggiungere un altro tassello al mosaico delle sue vecchie-nuove alleanze. Nel momento in cui le relazioni tra Mosca e l’Occidente sono scese quasi ai livelli dei tempi della guerra fredda, il Cremlino sta ripristinando ad una ad una le vecchie amicizie, condonando debiti miliardari e promettendo assistenza economica e militare a molti Paesi dal Medio Oriente, all’Africa, all’America Latina.
Mosca ha promesso a Gheddafi di ristrutturare un debito di due miliardi di dollari e di aprire una linea di credito da utilizzare per importare dalla Russia armamenti e tecnologia militare, tra cui alcuni sofisticati sistemi missilistici terra-aria. In cambio la Russia vorrebbe aprire in Russia una base navale, che la flotta russa potrà utilizzare, aumentando la propria presenza nel Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico. Dal canto suo, il monopolio Gazprom e le società petrolifere statali russe vogliono partecipare da protagonisti alla produzione di idrocarburi in Libia, da sole oppure in squadra con l’italiana Eni che ha affrontato l’argomento durante la visita del premier Silvio Berlusconi a Mosca, il 6 novembre scorso.
Mentre la costituzione dell’Opec del gas ha danneggiato la solidità delle posizioni degli Stati Uniti nel mondo, la Russia ha invece guadagnato un nuovo stimolo per aumentare la propria influenza sull’arena internazionale. Non si tratta però soltanto di un avvicinamento tra Russia, Iran e alcuni Paesi del mondo arabo nell’ambito di un unico progetto energetico globale. Se l’iniziativa dell’Opec del gas dovesse essere realizzata a pieno titolo, Mosca avrebbe una leva che permetterebbe alla Russia di regolare con maggiore efficacia le esportazioni di gas dai Paesi dell’Asia Centrale e addirittura di bloccare gli ambiziosi e superflui progetti del gas in questa regione strategica del mondo.
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