Il Cremlino mobilita le riserve
per far fronte alla crisi

Sono stati tolti i sigilli delle riserve della Banca centrale e del Fondo di welfare nazionale - I russi sono troppo ottimisti e sperano che la crisi colpisca l’Occidente e non la Russia - In Russia le fabbriche dell’auto, il commercio, le aziende dell’industria delle costruzioni, le società immobiliari rischiano di diventare le vittime della difficile situazione internazionale
le principali “vittime” della crisi finanziaria rischiano di diventare

La crisi finanziaria internazionale ha costretto il Governo russo a mobilitare le riserve aurifere e valutarie del Paese, che nel giro di otto settimane (fino al 3 ottobre scorso) sono diminuite di 51,4 miliardi di dollari, scendendo a quota 546,1 miliardi. Nel solo mese di settembre gli interventi sul mercato valutario - per non permettere una pericolosa svalutazione del rublo la Banca centrale ha venduto sul mercato valutario russo fino a cinque miliardi di dollari al giorno - le riserve internazionali sono diminuite di 25,6 miliardi, ovvero in media di 1,12 miliardi per ogni giorno di contrattazioni.
Uno dei principali motivi del calo delle riserve internazionali della Russia nelle ultime settimane è legato alla diminuzione del corso dell’euro rispetto al dollaro, la valuta in cui sono denominate le riserve della Russia. Dei 16,7 miliardi di svalutazione il fattore della rivalutazione dei corsi ha costituito come minimo 14 miliardi di dollari. La svalutazione del 3,5% dell’euro rispetto al dollaro, che è stata registrata nel periodo dal 1° di ottobre al 3 di ottobre, sarebbe costata alle riserve una perdita netta di ben otto miliardi di dollari.
Un altro motivo è legato alla fuga di capitali che potrebbe aver raggiuntola cifra di 45 miliardi dei 51,4 miliardi di dollari. Il passaggio al dollaro è una tendenza globale e il mercato russo non è un’eccezione.
Una notevole riduzione dei prezzi delle materie prime, e in primo luogo del petrolio, nonché un apprezzamento del dollaro, sono due fattori che hanno provocato una nuova ondata di operazioni speculative: per appoggiare il rublo nel giro di tre giorni, dal 6 all’8 di ottobre, la Banca centrale russa ha venduto circa 18 miliardi di dollari. In settembre gli interventi valutari netti della Banca centrale hanno fissato il record storico di 17,9 miliardi di dollari (in agosto le vendite nette della valuta da parte dell’Istituto centrale avevano totalizzato soltanto 31 milioni di dollari). Nel periodo giugno-luglio gli acquisti di dollari dalla Banca centrale erano stati di 37 miliardi di dollari.
MonetaNonostante gli interventi valutari della Banca centrale il mercato russo soffre di una penuria di rubli: i tassi sugli swap valutari di un giorno sono saliti al 12%, mentre i volumi delle operazioni hanno raggiunto dimensioni mai viste prima. Dal punto di vista di molti analisti finanziari l’utilizzo delle risorse per stabilizzare la situazione interna nelle condizioni dello choc esterno rappresenta una linea corretta. In un periodo a breve termine una riduzione delle riserve non dovrebbe avere conseguenze esageratamente negative, tra cui una drammatica revisione del rating internazionale della Russia. Le riserve internazionali della Russia ammontano al 90% dell’intera massa monetaria ed sono nettamente superiori al debito estero della Russia. Ciononostante, i problemi possono cominciare se questa strategia potrebbe essere usata per 1-1,5 anni.
Contemporaneamente ai tentativi di stabilizzare la situazione dei mercati russi, le autorità devono svolgere un lavoro di divulgazione tra la popolazione che non riesce ancora a credere che il Paese possa essere stato colpito di nuovo da una crisi finanziaria. Stando ai risultati di un recente sondaggio d’opinione, i russi sono nettamente contrari alla politica delle autorità per salvare le banche. Il principale problema per la maggior parte della popolazione resta la corsa dei prezzi: per questo i russi sono convinti che il Governo debba in prima luogo trovare un sistema per frenare l’inflazione, che secondo le stime degli esperti indipendenti quest’anno potrebbe superare il 14 per cento. Il 57% dei russi si è pronunciato a favore della lotta all’inflazione e contro una politica di salvataggio delle banche.
Ma mentre il tasso di benessere e di agiatezza dei russi intervistati cresce, cambia la loro visione delle priorità della politica finanziaria del Cremlino: del 23% dei russi che si è pronunciato a favore di una politica di “salvataggio delle banche”, il 35% è costituito da persone con un livello assai elevato di redditi personali. Invece, tra i ceti meno abbienti soltanto l’8% degli intervistati ha appoggiato l’idea di aiuti finanziari agli istituti di credito. Ciò significa che, grazie a una mirata propaganda statale, i russi continuano a credere che la crisi finanziaria abbia colpito l’Occidente e non la Russia. Inoltre, la maggioranza assoluta della popolazione russa continua a non capire il significato e l’importanza per l’economia nazionale di uno solido e forte sistema bancario. E questo perché, nonostante la crescita economica, la maggioranza dei russi reduci della drammatica crisi finanziaria del 1998, accompagnata dal default creditizio sovrano del Paese e dalle bancarotte a catena degli istituti di credito, non ha ancora un conto bancario.
I russi stanno manifestando un grande ottimismo  anche rispetto alla durata dell’attuale crisi: più del 35% degli intervistati ha dichiarato che durerà poco e che la situazione si stabilizzerà presto senza causare molti danni economici e finanziari alla Russia.
Ma questo ottimismo è simile a al comportamento di una persona che si muove con gli occhi bendati: nel Paese si prospetta una drastica riduzione dei posti di lavoro. La catena di supermercati Paterson ha già annunciato la chiusura di molti negozi con una successiva riduzione di duemila posti di lavoro. Gli esperti dell’Istituto per i problemi della globalizzazione hanno lanciato un avvertimento: la Russia rischia una crisi dell’industria metallurgica. Infatti, dopo i prezzi del petrolio sono destinati a crollare i prezzi dei metalli, mentre alla fine del 2008 la riduzione dei volumi della produzione potrebbe raggiungere il 30 per cento.
Le principali “vittime” della crisi finanziaria in Russia rischiano di essere le fabbriche dell’auto, il commercio, le aziende dell’industria delle costruzioni, le società immobiliari.
Già nel mese di settembre la crescita industriale del Paese ha segnato il passo. Mancano gli investimenti che alla fine del 2008 rischiano di aumentare appena dell’11%, contro il più 21% registrato nel 2007. Praticamente in tutti i settori dell’industria è stato registrato un calo di domanda di prodotti industriali. Le banche riducono i propri programmi di credito, tagliando in primo luogo i crediti al consumo. Di conseguenza, i consumatori russi cominciano a rinunciare ai prodotti di lusso, spendendo invece molto di più per acquistare dei generi alimentari.
In questa situazione il principale motore per sostenere la domanda degli investimenti e dei consumi dovrebbe essere lo Stato, che è riuscito ad accumulare riserve consistenti per far fronte alle crisi economiche cicliche. Le autorità devono decidere però come usare i fondi stanziati per aiutare banche e mercati a far fronte ai problemi finanziari: potrebbero essere risorse a breve termine per dare liquidità all’economia, oppure una conversione dei fondi stanziati in crediti a lungo termine. Molti esperti hanno dichiarato di concordare che l’evoluzione della situazione sui mercati globali spingerà le autorità russe verso il secondo scenario. In questo caso il Governo riuscirà a garantire anche nel 2008-2009 una crescita economica positiva che, comunque, sarà inferiore di almeno un quarto della media del 7-8%registrata negli anni precedenti alla crisi. Secondo le stime degli esperti internazionali, la crescita industriale della Russia nel 2008 non dovrebbe essere superiore al 5%, contro una media del 6,2-6,5% degli ultimi anni.


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