In Russia rallenta l’economia reale
Ma il Cremlino tranquillizza i mercati

Le difficoltà di cui soffre il sistema finanziario globale  hanno colpito anche la Russia - I mercati scendono in seguito al conflitto in Georgia - Secondo il Governo le riserve valutarie sono sufficienti per bloccare l’eventuale crisi - Problemi per Gazprom, la cui capitalizzazione di mercato è scesa per la prima volta degli ultimo anni sotto i 200 miliardi di dollari

Nella prima metà dell’anno il Prodotto interno lordo della Russia è aumentato rispetto allo stesso periodo del 2007 dell’8 per cento, mentre nei primi sei mesi dell’anno scorso la crescita era stata del 7,8 per cento.
L’aumento è stato possibile grazie alle riserve di crescita incassate dall’industria russa nel primo trimestre dell’anno. Invece, già nel secondo trimestre del 2008 il Pil russo ha rallentato la crescita, scendendo al 7,5 per cento rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno. Nel periodo aprile-giugno del 2007 la crescita del Pil era stata dell’8,1 per cento.
Più di tutti gli altri, nel secondo trimestre dell’anno sono cresciuti settori come la pesca industriale (+20,2%), il commercio (+11,7%), i trasporti e le telecomunicazioni (+9,4%) e le costruzioni (+18,7%). Invece, l’output del settore minerario della Russia, la base vera e propria dell’intera economia nazionale, ha registrato un calo dell’1 per cento.
La crescita record dei prezzi dei produttori fino al 28% (il punto più alto degli ultimi quattro anni), nonché la diminuzione degli investimenti che hanno registrato più l’11%, ovvero il livello più basso degli ultimi due anni, sono dati che indicano un rallentamento della crescita del settore reale dell’economia. Non è da escludere che una contrazione monetaria e l’aumento del costo del denaro per le società russe che si rivolgono sui mercati del debito danneggeranno la realizzazione dei programmi d’investimento e, di conseguenza, freneranno ulteriormente la crescita economica del Paese.
RubliSecondo le stime degli analisti finanziari russi e internazionali, la crescita della produzione industriale in Russia non dovrebbe essere inferiore al 7 per cento. Se i problemi dei mercati dei titoli  persisteranno, le previsioni di crescita dovranno essere rivisti al ribasso.
Nel primo mese autunnale le Borse russe hanno registrato una serie di drammatici cali che hanno fatto seguito alle discese piuttosto “dolci” e agli sporadici rialzi dei mesi estivi. Alla fine della prima metà del mese sono state registrate alcune sessioni “nere” che hanno fatto tornare l’indice Rts ai livelli di alcuni anni passati.
Una recessione senza precedenti ha colpito la maggior parte dei blue chips russi: Norilsk Nickel, uno dei più grandi produttori di nickel e di platinoidi al mondo, ha lasciato sul terreno il 7,9%, il colosso Gazprom ha perso il 4%, mentre il titolo di Sberbank, la maggiore banca russa, è sceso del 3,6 per cento (dati al 15.09.2008, n.d.r.). Le positive notizie riguardo alla costituzione di una nuova compagnia aerea a controllo pubblico, grande come l’attuale leader, Aeroflot -una mossa decisa dal Cremlino per salvare dalla bancarotta Airunion, l’alleanza di otto trasportatori aerei a controllo statale - ha permesso al mercato soltanto di rallentare momentaneamente la caduta. Negli ultimi 3-5 mesi l’indice Rts ha perso oltre 1.200 punti.
Secondo Aleksandr Shokhin, presidente dell’Unione di industriali e imprenditori della Russia, a differenza dei mesi precedenti, dopo un periodo contrassegnato da molte notizie negative, tra cui un attacco del Cremlino contro il gruppo minerario Mechel, il braccio di ferro (appena finito) tra la Bp e i soci russi della joint-venture russo-britannica Tnk-Bp, la lotta tra gli oligarchi russi per il controllo della stessa Norilsk Nickel e, infine, la guerra in Georgia, negli ultimi giorni il mercato azionario russo starebbe seguendo il generale trend negativo che domina le piazze globali. Il pessimismo degli investitori e, la conseguente fuga di capitali dalla Russia, sarebbe aggravata dall’escalation della tensione in Caucaso. Secondo le stime della Banca centrale, in agosto  dalla Russia sarebbero usciti 5-6 miliardi di dollari, ma gli esperti indipendenti hanno giudicato questi dati come “esageratamente ottimistici”.
Infine, un tratto particolare dell’attuale crisi - e questo non può non preoccupare il Cremlino - è legato al fatto secondo cui mai prima in precedenza un così gran numero di gente comune rischia di trovarsi coinvolto nei problemi del mercato azionario russo. E questo perché negli ultimi anni le autorità hanno cercato di costituire una classe media, coinvolgendo nelle operazioni di Borsa più persone possibile: centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori hanno partecipato nel 2007-2008 alle cosiddette “Ipo popolari”, nel corso delle quali i titoli della società petrolifera statale Rosneft e delle banche Sberbank e Vtb sono stati venduti ai privati. Che ora scoprono che, invece, di incassare i super profitti, promessi dal Cremlino, rischiano di subire perdite spaventose. Basti dire che in 18 mesi la capitalizzazione di mercato della banca Vtb è scesa da 36 miliardi di dollari a meno di 17 miliardi.
Ciononostante gli esperti indipendenti conservano le previsioni di una crescita del Pil russo per il 2008 del 7,7 per cento. Un risultato che potrebbe avverarsi soltanto se gli attuali rischi, legati alla crisi georgiana, alla posizione ostile degli Stati Uniti e a un peggioramento della congiuntura dei mercati globali, dovessero attenuarsi.

 

Notiziario dai mercati Csi