Industria russa: prospettive di sviluppo di alcuni settori strategici
Il consumo di energia elettrica cresce a un ritmo del 5% all’anno - I settori oil & gas, metallurgia, metalmeccanico, chimico e petrolchimico assorbono il 28% dell’elettricità prodotta - L’aumento della produzione di energia elettrica punta sullo sviluppo delle centrali nucleari - Poche possibilità per l’esportazione di energia elettrica dalla Russia: in Europa gli interessi del monopolio elettrico Rao-Ues entrano in rotta di collisione con quelli del colosso Gazprom
Energia elettrica
Secondo le stime del monopolio elettrico russo Rao-Ues, i ritmi medi di crescita annui della produzione e del consumo di energia elettrica dovrebbero essere del 5 per cento. L’aumento della domanda d’energia sarà legato direttamente allo sviluppo dell’industria manifatturiera e del settore dei servizi, che di anno in anno aumentano la propria domanda di risorse di base, tra cui l’elettricità.
Una parte consistente della domanda di energia elettrica deriva dallo sviluppo di altri settori strategici dell’industria russa, tra cui quelli del petrolio e del gas, la metallurgia, la metalmeccanica, la chimica e petrolchimica. Questi settori consumano circa il 28% dell’energia elettrica prodotta annualmente. Vale a dire che una crescita dell’1% di queste industrie farà aumentare la domanda di energia elettrica e di calore dello 0,3 per cento.
Altri due maggiori consumatori di elettricità sono i trasporti e le telecomunicazioni, che assorbono l’8,7% dell’energia elettrica prodotta. I servizi comunali e la popolazione consumano il 9,1% di elettricità, la sanità pubblica e i servizi di protezione sociale il 5,2 per cento. Queste cifre evidenziano che la crescita del consumo di energia elettrica sarà legata in primo luogo allo sviluppo dell’industria energetica e dell’industria pesante.
La liberalizzazione dell’industria di energia elettrica sarà il fattore chiave che ne garantirà il sostegno nel periodo a medio e a lungo termine e favorirà un maggiore afflusso degli investimenti.

Molto importante per lo sviluppo del settore sarà il sostegno da parte dello Stato. Per soddisfare la crescente domanda di energia elettrica bisognerà mettere in funzione nuove centrali per una potenza complessiva di 40 gigawatt l’anno. Nel 2008 lo Stato avvierà un programma di sviluppo delle centrali nucleari che, oltre all’aumento della produzione di energia elettrica, stimolerà lo sviluppo dei settori ausiliari per la produzione di impianti e attrezzature per i settori dell’atomica.
Inoltre, nell’ambito della riforma di Rao-Ues, la Legge finanziaria russa del 2008-2010 ha stanziato 80 miliardi di rubli da utilizzare per l’acquisto di azioni delle maggiori società di energia elettrica, tra cui la Società federale delle reti elettriche, che dovrà permettere allo Stato russo di conservare il controllo su queste imprese strategiche.Questa cifra può essere considerata come un investimento statale nell’industria dell’energia elettrica.
Il programma di sviluppo economico della Russia fino al 2010 prevede un aumento notevole dell’export di energia elettrica. Secondo molti esperti indipendenti sarà un’impresa difficile da realizzare: negli ultimi tre anni la produzione di elettricità ha praticamente segnato il passo, crescendo nel periodo gennaio-novembre del 2007 soltanto dell’1,6%, arrivando a quota 914 miliardi di kilowattora.
Attualmente in Russia funzionano 31 reattori nucleari, gestiti dalla società statale Rosatom, che nei primi 11 mesi del 2007 hanno erogato 147 miliardi di kilowattora (145 miliardi in tutto il 2004), ovvero il 16% dell’intera produzione russa, con un aumento dell’1,8% rispetto al corrispondente periodo del 2006. Il monopolio pubblico Rao-Ues, che controlla la maggior parte delle centrali termo e idroelettriche, produce circa il 70% di energia elettrica, mentre altre compagnie minori garantiscono la produzione del 14% (senza le centrali nucleari). Le esportazioni di elettricità dalla Russia nel periodo gennaio-ottobre (l’ultimo dato disponibile) sono state pari a 15,2 miliardi di kilowattora (+1,5% rispetto allo stesso periodo del 2006). Nelle repubbliche ex-sovietiche sono stati venduti 5,2 miliardi di kWh, mentre 10 miliardi sono stati esportati nei Paesi extra Csi, tra cui i maggiori consumatori di energia elettrica russa sono Norvegia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia, Cina e Mongolia.
La situazione in cui attualmente si trova l’industria dell’energia elettrica russa non permette di ipotizzare per i prossimi cinque anni alcun aumento vertiginoso di vendite all’estero. Inoltre, il Governo russo è molto cauto nel il potenziamento dell’export di energia elettrica in quanto sui mercati europei gli interessi di Rao-Ues entrano in rotta di collisione con quelli di Gazprom, il principale produttore mondiale di gas naturale. Ma già dopo il 2010, l’anno in cui la Russia dovrà riuscire a produrre 1.020 miliardi di kilowattora di energia elettrica, la situazione potrebbe cominciare a cambiare.
Rosatom e Rao-Ues hanno messo a punto un comune programma strategico di penetrazione sui mercati occidentali. In questa strategia un ruolo particolare viene attribuito alla regione di Kaliningrad (ex Königsberg), un enclave russa nel territorio della Lituania, che nel 2004 si è ritrovata all’interno dell’Unione europea. Nell’ambito del progetto Interreg-3C, la Germania ha stanziato 1,5 milioni di euro da utilizzare per sincronizzare i sistemi elettrici dei Paesi dell’Est europeo e di Kaliningrad che, dopo la messa in funzione di una centrale termoelettrica da 900 megawatt, potrà cominciare a esportare energia elettrica in Polonia e nelle repubbliche baltiche.
Per quanto riguarda l’industria del carbone e del gas, due tra le principali fonti di energia per la produzione di elettricità in Russia, si prevede una crescita uguale a quella della produzione di energia elettrica. Attualmente,in Russia con gas e con carbone si produce oltre il 61% di elettricità anche se il consumo di idrocarburi nelle centrali elettriche è piuttosto basso. Infatti, le centrali elettriche consumano il 15,5% di carbone e appena il 5% del gas prodotti in Russia.
Per quanto riguarda l’industria di impianti per la produzione di energia elettrica, la realizzazione di un vasto programma di investimenti in centrali elettriche aumenterà la domanda di turbine e di altri macchinari per le centrali, per le linee elettriche e per le stazioni di trasformazione.
Nei prossimi due - tre anni lo sviluppo della produzione di energia elettrica garantirà un sostegno all’industria specializzata nella produzione di impianti per le stazioni generatrici. Molte aziende dell’industria metalmeccanica hanno presentato dei vasti programmi di investimenti: entro il 2010 il gruppo Silovye mashiny realizzerà un piano di investimenti di un miliardo di dollari. Di conseguenza, la produzione di impianti per le centrali elettriche dovrebbe crescere dagli attuali 8,8 gigawatt a 17 gigawatt.
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