Le attività tossiche delle banche minacciano il ritorno della crisi
In settembre la pubblicazione della rendicontazione finanziaria degli istituti permetterà di capire di che tipo di problemi soffre il settore bancario russo – Secondo le stime della Banca centrale i debiti scaduti ammontano al 10% dell’intero portafoglio creditizio - Il presidente dell’Associazione delle banche della Russia (Arb) Gareghin Tosunjan ha detto di temere che dal 30% al 70% dei debiti ristrutturati dagli istituti di credito potrebbero rivelarsi di nuovo come attività tossiche.
L’estate appena finita, che ha battuto tutti i record in quanto a temperature tropicali, ha mandato al tappeto il settore agricolo della Russia (che ha messo al bando per la prima volta degli ultimi 11 anni le esportazioni di grano), ha suscitato una polemica accesa rispetto alla possibilità di una seconda ondata della crisi finanziaria. Nei discorsi di molti politici, economisti e banchieri russi e internazionali un nuovo attacco della crisi finanziaria ha assunto forma di realtà virtuale. Le opinioni vanno da un semplice e quanto passeggero peggioramento della situazione economica globale, ad affermazioni radicali in base alle quali una seconda ondata della crisi rischierà di arrivare già a settembre.
All’inizio dell’autunno verrà pubblicata la rendicontazione finanziaria della maggior parte degli istituti di credito della Russia, che permetterà agli esperti di capire di che tipo di problemi soffrono le banche del Paese. In questo contesto c’è chi vincola il bis della crisi all’aumento dei debiti ‘cattivi’, che rischia di assumere proporzioni disastrose proprio nei mesi autunnali.
Gli analisti moderati sono invece convinti che i problemi legati alle attività tossiche si risolveranno da soli: le banche forti rimarranno nel sistema, mentre quelle deboli spariranno dal mercato.
Questo tipo di parere è molto diffuso negli ambienti bancari russi: il presidente dell’Associazione delle banche della Russia (Arb) Gareghin Tosunjan ha detto di temere che dal 30% al 70% dei debiti ristrutturati dalle banche possano diventare di nuovo attività tossiche.
In questa situazione, secondo Tosunjan, ci vorrà un intervento della Banca centrale diretto e immediato.
Da parte sua, il politologo Mikhail Leontiev ha sottolineato che, per quanto riguarda l’economia della Russia, la crisi finanziaria ha avuto un ruolo positivo: nella situazione in cui sul mercato azionario russo è particolarmente forte la presenza di investitori speculativi, la crisi e i problemi per gli speculatori permetteranno di risanare il sistema.
Inoltre, resta ancora molto marginale il ruolo che il mercato dei titoli gioca nel rifinanziamento dell’economia russa: nel momento in cui una società si rivolge in cerca di risorse al mercato azionario, si bada in primo luogo alla giusta e onesta capitalizzazione di mercato di questa società e non alla posizione della stessa società sul mercato azionario della Russia.
L’economia russa ha sofferto della crisi proprio nella misura in cui il Paese è parte del mercato globale, mentre nella parte in cui ancora non ne fa parte, la Russia può trovare dei vantaggi per il proprio sviluppo. In questo senso il problema delle cosiddette attività tossiche può rappresentare un pericolo per il sistema finanziario russo solo se si trasforma in crisi di fiducia, innanzitutto tra le banche che sospendono l’erogazione reciproca dei crediti. In se stesso il problema dei crediti ‘cattivi’ è pesante, ma non letale per il settore bancario.
Sbaglia chi crede che alla fine del 2009 la ricerca di una soluzione di sistema del problema delle attività tossiche sia passata in secondo piano: le banche avevano condotto una grande opera di ristrutturazione dei debiti cattivi, ma esiste il rischio che dal 30% al 70% dei crediti ristrutturati possa creare nuovi problemi alle banche stesse. Se questa previsione di Tosunjan dovesse trasformarsi in realtà, esiste il rischio piuttosto reale di una nuova destabilizzazione non soltanto del sistema finanziario, ma di tutta l’economia della Russia, ha detto Tosunjan.
La ristrutturazione dei debiti, che ha permesso di rendere la situazione meno tesa, non è un processo semplice. Comunque, tutti devono capire che una parte di questi debiti dovrà essere soggetta a una seconda e addirittura a una terza ristrutturazione. La gravita del problema dipenderà dalle proporzione del peso creditizio che le banche dovranno ristrutturare più volte.
Nella migliore delle ipotesi le perdite delle banche raggiungeranno meno del 30% dei crediti ristrutturati.
Ma la situazione viene aggravata dal fatto che durante la crisi lo Stato aveva offerto consistenti aiuti finanziari ad alcune delle maggiori banche del Paese, in primo luogo a quelle a partecipazione pubblica, mentre la maggioranza assoluta delle banche è rimasta senza aiuti finanziari statali. In questo contesto il presidente dell’Arb si è rivolto con un appello alla Banca centrale affinché cambi la propria politica di erogazione degli aiuti finanziari, orientandola piuttosto al sostegno delle banche di tutte le dimensioni e di tutti i tipi.
I problemi dei fondi minacciano di colpire duramente il processo di erogazione dei nuovi crediti al settore reale dell’economia russa. Di conseguenza, la parte principale degli investimenti dovrà essere finanziata con i mezzi delle stesse società e con il denaro pubblico - infatti il Governo ha rivisto al ribasso le previsione per l’andamento degli investimenti nel 2010 (per i dettagli consultare l’Editoriale di questo numero del Notiziario, n.d.r.) - mentre grazie ai crediti bancari le società riescono ad ammodernare appena il 10% dei propri fondi produttivi.
Negli ultimi mesi la crescita dei crediti scaduti nel sistema bancario russo è rallentata notevolmente dopo aver raggiunto l’apice nel secondo trimestre del 2009. Secondo le valutazione della Banca centrale in questo momento i crediti “cattivi” ammontano al 10% dell’intero portafoglio creditizio degli istituti. Le attività tossiche creano dei problemi a molte banche, ma non sono i problemi di sistema. Si teme però che l’analisi della dinamica dei crediti cattivi permetterà di capire che la qualità di una parte consistente dei crediti ristrutturati nel 2009 va peggiorando.
Notiziario dai mercati Csi