Paradosso: la crisi come stimolo di crescita economica della Russia
Se i prezzi del petrolio saliranno, il trend riformista sarà in pericolo - Le riforme renderanno più trasparente e liquido il sistema economico russo e faranno ritornare gli investitori esteri nel Paese - Negli ultimi quattro anni il numero delle aziende “innovative” è diminuito di 1,2 volte.
La dipendenza della Russia dall’export petrolifero ostacola l’ammodernamento dell’economia nazionale. La crisi economica e finanziaria sta invece spingendo le autorità del Paese, che negli ultimi dieci anni hanno soltanto dichiarato a parole le proprie intenzioni di affrancarsi dalla “schiavitù petrolifera”, verso una serie di riforme più decise, che dovrebbero ridurre anche l’interferenza dello Stato nell’economia.
Come ha dichiarato Tom Mandly, economista capo della banca d’investimento Renaissance Capital, “Le riforme renderanno più trasparente e liquido il sistema economico della Russia e faranno ritornare gli investitori esteri nel Paese”. Peccato che si tratti di un programma forzato, messo in moto dalla crisi e non dalla ferma volontà del Cremlino. Esiste il rischio, però, che in seguito all’aumento dei prezzi petroliferi e alla riduzione del deficit di bilancio, l’entusiasmo riformista dei leader russi si spenga molto velocemente.
Insomma, il trend riformista del Governo russo dipenderà in sostanza dai rendimenti dell’esportazione dei prodotti petroliferi.
Si prevede che nel 2010 potrebbero essere lanciate le prime riforme. Se l’esperienza risulterà positiva, nel 2011 il Cremlino potrebbe avviare delle riforme più sostanziali.
Senza le riforme l’economia russa rischia di segnare il passo, mentre gli altri Paesi economicamente sviluppati accelereranno la propria crescita.
Lo hanno fatto capire i quattro anni di esplosiva crescita economica precedenti alla crisi. In particolare, si è rallentato lo sviluppo e l’utilizzo pratico delle tecnologie innovative. Dai materiali di un recentissimo studio della Scuola superiore di economia il 17% delle imprese russe non realizza nessuno dei nuovi programmi innovativi, approvati dal Cremlino.
In base agli standard statistici russi, il Comitato per le statistiche (Rosstat) include nelle attività innovative molte operazioni che in tutto il mondo sono considerate “normali e ormai indispensabili per funzionamento della società” come il marketing e la formazione del personale. Un’analisi delle attività innovative delle imprese russe condotta secondo standard internazionali permetterebbe di verificare che soltanto poche aziende del Paese sono veramente coinvolte nel processo di innovazione. La quote di società russe attive nel campo delle innovazioni, che hanno avviato la produzione di un prodotto o una tecnologia veramente nuovo (con spese e investimenti adeguati per la loro elaborazione autonoma) raggiunge appena il 30% del numero totale delle imprese del Paese. Negli ultimi quattro anni il numero delle aziende ‘innovative’ è diminuito di 1,2 volte. La contrazione ha colpito praticamente tutti i settori dell’economia nazionale.
Di queste società ‘attive nel settore delle innovazioni’ soltanto il 3% è orientato a operare sui mercati internazionali, il 19% produce per il mercato interno, mentre il 7% lo fa esclusivamente per la propria società.
Il 27% delle imprese russe ‘imita’ le attività innovative, soprattutto adattando le tecnologie note per i propri bisogni senza investire nelle ricerche o nell’engineering. Infine, il 44% delle aziende russe non ha realizzato proprio nulla che possa essere definito “attività innovativa”.
Di conseguenza, la carica innovativa della maggior parte dei settori fondamentali dell’economia nazionale russa non ha avuto notevoli miglioramenti. L’ammodernamento tecnico dei settori procede lentamente, interessando in primo luogo le aziende ricche e competitive.
La qualità e le dimensioni degli investimenti sono due fattori strettamente legati tra di loro: più una società investe nella ricerca, più alta è la qualità delle sue produzioni. Quasi il 90% delle imprese che sono riuscite a lanciare un prodotto oppure una tecnologia qualitativamente nuova ha prima avviato importanti progetti d’investimento.
La debolezza tecnologica e la fuga dei cervelli di cui la Russia soffre ormai da parecchi anni hanno trasformato l’ingegneria e la scienza della Russia in una sorta di “imitatori”.
In gran parte la colpa dell’arretratezza tecnologica della Russia è stata dovuta a una favorevole congiuntura dei mercati energetici. Un rapido arricchimento delle aziende tradizionali (gas, petrolio, metalli) ha indebolito il trend innovativo.
Tra i settori che hanno potenziato il proprio trend innovativo ci sono i trasporti, trascinati dalla Ferrovie dello Stato, che negli ultimi anni ha investito molto nel miglioramento della qualità della rete con un’adeguata riduzione del prezzo dei propri servizi.
Molta innovazione è stata fatta nell’industria chimica, di cui il 9% si posiziona tra gli innovatori globali. Per esempio, la fabbrica Chimprom di Novocheboksarsk ha avviato la produzione di silice monocristallo per le batterie solari di nuova generazione, un prodotto davvero innovativo che permetterà di sviluppare l’energia alternativa. Nello stesso tempo nell’industria degli impianti chimici si registrano poche innovazioni: il settore è dominato dall’importazione.
Notiziario dai mercati Csi su dati Rosstat