Il Governo russo pronto a rilanciare le grandi privatizzazioni
Per aumentare le entrate di bilancio il Cremlino potrebbe offrire ai privati alcune partecipazioni nelle società di importanza strategica per l’economia nazionale – Tra le offerte più ghiotte per gli investitori globali ci sono Rosneft, il maggiore produttore di greggio della Russia e la società di navigazione marittima Sovkomflot - Lo Stato potrebbe trasformare in società per azioni di tipo aperto più di 5.500 aziende pubbliche i cui titoli potranno essere venduti agli investitori privati già alla fine del 2009 – inizio 2010.
Il Governo della Russia sta considerando l’opportunità di rilanciare le grandi privatizzazioni, per alimentare il budget deficitario. Lo ha dichiarato il primo vice premier, Igor Shuvalov, secondo cui lo Stato potrebbe innanzitutto cedere ai privati il proprio pacchetto azionario della maggiore società petrolifera russa Rosneft. “È giunto il momento di ritornare alle privatizzazioni”, ha dichiarato Shuvalov in un’intervista, promettendo di mettere in asta attività molto interessanti per gli investitori strategici.
Il ritorno alle privatizzazioni rappresenta una conseguenza diretta della crisi finanziaria globale, che per la prima volta degli ultimi 10 anni ha messo la Russia di fronte a un preoccupante disavanzo pubblico. Stando alle previsioni del ministero delle Finanze, nel 2009 il deficit potrebbe superare i 3.200 miliardi di rubi, per scendere nel 2010 a 2.900 miliardi.
La messa in vendita delle attività strategiche della Russia, tra cui i titoli di Rosneft, potrebbe aiutare il Cremlino a rimpinguare di valuta pregiata le casse statali. Il ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin, ha appoggiato l’iniziativa di Shuvalov, ma ha sottolineato cher bisogna analizzare il problema fino in fondo: “Per il momento – ha detto Kudrin – il progetto della Legge finanziaria del 2010 – prevede introiti provenienti da ‘piccole’ privatizzazioni pari a ‘soli’ sette miliardi di rubli”.
“Si tratta di una diminuzione delle attività in mano allo Stato e per la corrispondente cifra potremo ridurre il ricorso ai mezzi accumulati nel Fondo di riserva, oppure ridurre i prestiti richiesti sui mercati finanziari internazionali”, ha sottolineato Kudrin.
Intanto, il ministero dell’Economia ha avviato l’elaborazione del programma di investimenti per il 2010, che dovrebbe comprendere alcuni pacchetti azionari particolarmente interessanti per i potenziali investitori dei cosiddetti “monopoli naturali”. Elvira Nabiulina, ministro dell’Economia, però, ha invitato gli investitori a trattare con cautela le possibili privatizzazioni: “Per quanto riguarda la vendita ai privati del 20% di Rosneft nulla è deciso”, ha dichiarato la Nabiulina a margine di un recente forum degli investimenti in Russia.
Inoltre, lo Stato sta analizzando le prospettive di cessione ai privati di pacchetti azionari di aziende pubbliche della ‘seconda e della terza fila’. Oltre a Rosneft e ad alcune altre major lo Stato potrà trasformare in società per azioni di tipo ‘aperto’ più di 5.500 aziende pubbliche i cui titoli potrebbero essere venduti ai privati già alla fine del 2009 – inizio del 2010. Secondo le fonti di Governo entro la fine del 2009 potrebbe essere privatizzata la società pubblica di navigazione marittima Sovkomflot, di cui potrebbe passare agli investitori fino al 20% di capitale.
Le informazioni riguardo alla possibile cessione ai privati di un consistente pacchetto azionario di Rosneft sono state accolte con interesse dagli investitori globali, che ormai da parecchio tempo stando guardando alle major russe del comparto gaspetrolifero. Bisogna sottolineare che non è la prima volta che Shuvalov ha proposto di privatizzare Rosneft: tre anni fa, ovvero pochi mesi dopo l’Ipo, quando nel luglio del 2006 il 15% del capitale della società fu venduto agli investitori privati per 10,7 miliardi di dollari.
L’iniziativa del Governo di rilanciare le grandi privatizzazioni è stata appoggiata dall’Amministrazione del Cremlino del presidente, Dmitrij Medvedev: “Si tratta di un’iniziativa meritevole, soprattutto nel contesto delle ripetute accuse in Russia e all’estero riguardo al presunto aumento delle partecipazioni statali nell’economia nazionale”, ha dichiarato un consigliere presidenziale al quotidiano ‘Vedomosti’.
Negli ultimi anni lo Stato ha rastrellato alcuni consistenti pacchetti azionari di Gazprom (attualmente in mano allo Stato si trova il pacchetto di controllo del monopolio). La statale Rostecnologhii, costituita per sviluppare in Russia progetti innovativi e altamente tecnologici, ha accumulato nelle proprie mani i pacchetti azionari della fabbrica di auto Avtovaz, di quella di camion Kamaz, di uno dei maggiori produttori di metalli speciali (titanio) VSMPO-Avisma, e del bureau per la progettazione e per costruzione di sistemi missilistici NPO Saturn.
Vale a dire che la privatizzazione di Rosneft potrebbe essere legata non tanto al reale desiderio di aumentare gli introiti del budget – attualmente non è di certo la congiuntura migliore per un nuovo turno di privatizzazioni – ma piuttosto un’operazione di immagine, destinata a dimostrare alla comunità imprenditoriale internazionale il liberalismo dell’amministrazione del presidente Dmitrij Medvedev.
Nonostante le correnti difficoltà economiche di cui soffre la Russia, le nuove privatizzazioni possono suscitare l’interesse degli investitori strategici internazionali, che stanno considerando l’opportunità di nuovi interventi.
In settembre gli analisti della banca d’investimento Morgan Stanley Russia hanno aumentato la target price per il titolo di Rosneft da 6,2 a 10 dollari per azione. “Questo significa – ha dichiarato il presidente del Consiglio di direzione di Morgan Stanley Russia, Raro Somonjan – che il nuovo collocamento può superare il prezzo dell’Ipo che era stato pari a 7,55 dollari per un’azione”.
Per molti osservatori lo Stato potrà tranquillamente abbassare il proprio controllo del gruppo Rosneft fino al 50% più un’azione.
In ogni caso, una seconda grande ondata di privatizzazioni richiederà un lavoro di preparazione molto serio: il Governo deve decidere su quali società lo Stato vorrà mantenere il controllo. Forse bisognerebbe avviare un dibattito pubblico sulla ripresa delle privatizzazioni e, in caso di decisione positiva, sulle aziende soggette alla vendita bisognerà condurre dei tender, scegliere le banche d’investimento agenti dell’operazione. L’intera operazione richiederà come minimo un anno e mezzo di tempo.
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