Le prospettive di sviluppo dell’economia russa dopo la crisi

Le difficoltà economiche e finanziarie hanno dato la possibilità all’economia russa di avviare un processo di ammodernamento fondamentale - Se il Cremlino perderà questa occasione il Paese rischierà di uscire dalla crisi secondo il vecchio modello  basato sull’export di materie prime - A questo punto non si potrà attendere un nuovo boom economico: il Pil crescerà a un ritmo medio del 3,5% all’anno.

La crisi finirà tra un paio d’anni e gli esperti economici e finanziari cominciano ad analizzare le prospettive della Russia negli anni a venire. Che cosa succederà all’economia russa nei prossimi 10 anni (2011-2020), quali settori e industrie trascineranno lo sviluppo economico del Paese? Per cercare di rispondere a queste domande gli analisti di Bank of America Securities - Merill Lynch hanno presentato un’indagine sulle prospettive di sviluppo dell’economia russa dopo la crisi attuale.
Secondo le stime degli esperti il settore bancario, l’industria delle costruzioni, la metallurgia e i trasporti si svilupperanno a un ritmo accelerato, superando la dinamica media del Prodotto interno lordo, per diventare le vere “locomotive” della crescita economica del Paese. Gli esperti internazionali temono, però, che il Governo non riesca a trasformare il modello di sviluppo economico della Russia. Eche, quindi, non bisognerà aspettarsi un miracolo economico negli anni successivi alla crisi.
Stando ai risultati del sondaggio, il modello di sviluppo economico della Russia continua a conservare la propria forte dipendenza dalla dinamica dei prezzi delle materie prime, in particolare da quelli del petrolio. Dal momento che, nella situazione attuale, i prezzi petroliferi hanno un potenziale di crescita assai limitato - nel medio termine il prezzo del petrolio di marchio Urali non dovrebbe superare i 70 dollari al barile - per lo sviluppo economico della Russia si prevedono condizioni “comode”, ma non “eccezionali” e in grado di dare il via a un nuovo “miracolo economico” come quello che la Russia ha vissuto nei 10 anni precedenti la crisi. Altre barriere che potrebbero ostacolare la crescita economica russa sono la bassa efficienza del settore pubblico dell’economia nazionale e l’esaurimento delle fonti di “petrolio facile”, la cui produzione dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica ha riempito di petrodollari le casse dello Stato e delle compagnie petrolifere.
Dopo l’uscita dalla crisi gli esperti si aspettano una crescita media del Pil russo del 3,5% l’anno, nettamente inferiore rispetto al dato medio del decennio precedente (1999-2008), pari al 6,8 per cento.
Le previsioni degli esperti occidentali sono  in contraddizione con il programma di sviluppo economico della Russia fino al 2020, presentato lo scorso maggio dal presidente russo, Dmitrij Medvedev. Come obiettivo principale il programma del Cremlino ha posto “l’ingresso della Russia nel gruppo di cinque Paesi leader mondiali per la crescita dei rispettivi Prodotti interni lordi”. Dal canto suo, il primo vice Governatore della Banca centrale russa, Aleksej Uljukaev, ha dichiarato che per il 2023 il principale indicatore macroeconomico dovrebbe crescere di ben 5,6 volte, arrivando a 227.500 miliardi di rubli l’anno.
La performance economica della Russia nel 2008-2009 sta dimostrando che la crisi non è riuscita finora a cambiare il modello economico di base: tutti i settori leader del periodo ante crisi (banche, costruzioni, metalli, trasporti, ecc.) continuano a mantenere le proprie posizioni dominanti. Ottime prospettive di sviluppo stanno emergendo per il commercio retail e per il settore dei servizi.
Vale a dire che il modello economico rischia di restare inalterato anche nel decennio successivo alla crisi mentre i settori che nel periodo precedente avevano dimostrato una crescita esplosiva, dovrebbero riuscire a conservare le proprie posizioni dominanti anche nel periodo 2011-2020.
Buone prospettive di sviluppo si apriranno dopo la crisi di fronte per le piccole e medie i. Crescerà il settore dei servizi, in primo luogo il terziario avanzato: nei prossimi 10-12 anni il volume del settore dei servizi dovrebbe arrivare a costituire fino al 30% del totale del Pil.
Intanto,è prevista nel medio termine una crescita del 4,5 del settore dei servizi finanziari, con un suo apporto al Pil dello 0,2 per cento. L’importanza del settore dei trasporti (9,4% del Pil nel 2008) lascia prevedere un suo sviluppo molto accelerato. Il sistema di gasdotti e di oleodotti dovrebbe crescere del 10-11% all’anno. Al secondo posto per i ritmi di crescita dovrebbe collocarsi il trasporto ferroviario con un 3,3-3,5% l’anno. Un rallentamento della crescita degli stipendi e, di conseguenza dei redditi reali, dovrebbe frenare un po’ lo sviluppo del commercio retail.
Il previsto aumento degli investimenti nel periodo successivo alla crisi dovrebbe permettere all’industria metalmeccanica di recuperare una crescita del 5% all’anno. Allo stesso tempo il successo del processo di ammodernamento tecnico e tecnologico dell’industria metalmeccanica dipenderà in gran parte dai fondi statali.
L’industria metallurgica dovrebbe crescere nel periodo 2011-2020 del 4% all’anno. Nonostante le difficoltà attuali l’industria russa dovrebbe aumentare gradualmente la produzione di prodotti con un valore aggiunto sempre più alto, mentre contemporaneamente le importazioni dovrebbero diminuire. La crescita dell’industria gas petrolifera sarà limitata dal peso fiscale a un tasso annuo massimo del 2 per cento.
Infine, il settore dell’energia elettrica dovrebbe registrare una crescita minima dell’1%, un incremento legato alla maggior efficienza dei programmi di risparmio energetico.



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